Gli studenti della prof uccisa dal nipote potranno rinviare l’orale
La decisione della dirigenza dell’Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini dove Chiara Guerra insegnava materie letterarie. Continua la lenta processione davanti all’ingresso dell’abitazione della 53enne

Chiara Guerra, una donna da sempre distante dai riflettori, è diventata in poche ore il simbolo della reazione della comunità contro la violenza. In prima fila, a testimoniare questo riscatto emotivo, ci sono i suoi alunni dell'Istituto Comprensivo "Rita Levi Montalcini".
All'indomani di una marcia spontanea che ha visto la partecipazione di oltre 350 persone, i ragazzi continuano a curare e rinfoltire l’altare commemorativo sorto all’ingresso della casa padronale. Un punto di raccolta che unisce le due abitazioni della tragedia, quella della vittima e quella del diciassettenne indagato, situate nella stessa area tra via Fratelli Cervi e via Don Milani.
I ragazzi e il primo lutto
Per molti giovanissimi studenti, questa tragedia rappresenta il primo vero confronto ravvicinato con la morte. L'inizio delle vacanze estive è stato bruscamente interrotto dal delitto. Proprio per questo, genitori e insegnanti stanno insistendo sull'importanza del dialogo per evitare che il dolore venga interiorizzato con conseguenze dannose.
Tra i messaggi lasciati davanti alla casa spicca un quadretto con una dedica bilingue, firmata solo con una sigla. Le frasi, scritte in un italiano incerto e poi in inglese, sembrano provenire da uno studente straniero riconoscente per l'aiuto ricevuto nell'integrazione: “Difficile dire riposa in pace, nessuno merita un trattamento del genere. Spero che la tua anima abbia intrapreso la strada per la pace”.
Nel frattempo, il sito web della scuola è stato listato a lutto con un fiocco nero. La dirigenza scolastica descrive la cinquantatreenne come una donna carismatica e preparata, ricordando una frase che oggi fa riflettere: "La sua porta era sempre aperta". Una costante disponibilità al dialogo interrotta dalla tragedia.
La maturità degli studenti
A San Stino di Livenza cresce l’ammirazione per la maturità dimostrata dai ragazzi. Sono gli stessi genitori, in un ribaltamento dei ruoli tradizionali, a dichiararsi orgogliosi dei propri figli. «Tutti i ragazzi hanno dimostrato quanto tenessero alla loro professoressa. Chiara ha lasciato il segno in ognuno di loro», spiega una mamma della zona. Le cerimonie spontanee e i momenti di preghiera si stanno rivelando canali fondamentali per permettere ai giovani di sfogare liberamente il pianto.
Consapevole del trauma subito dagli alunni che in questi giorni devono affrontare le prove di fine anno, la dirigenza scolastica ha confermato una misura straordinaria: tutti i candidati che non se la sentiranno di sostenere l’esame orale in questi giorni potranno posticipare il colloquio alla settimana successiva, così da avere più tempo per ritrovare la necessaria serenità.
L'assedio dei media
Il caso ha ormai travalicato i confini locali, attirando a San Stino l'attenzione dei principali network televisivi nazionali. Le troupe di Rai, Mediaset e Sky presidiano il paese per seguire gli sviluppi di una vicenda che interroga l'opinione pubblica sul tema del disagio giovanile e della violenza di prossimità. Mentre i riflettori rimangono accesi sulla scuola, l'intera comunità attende la posizione ufficiale della parrocchia di Santo Stefano.
Il parroco, don Alberto Arcicasa, aveva già espresso domenica scorsa il proprio profondo sconcerto e il dolore per l'accaduto. Nei prossimi giorni, attraverso le pagine del bollettino parrocchiale, uscirà una riflessione ufficiale che si farà interprete del sentimento comune dei fedeli, incentrata sulla necessità di ritrovare la pace e la coesione sociale dopo un dramma così profondo.
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