Scoppia la rivolta, occupato il «Franchetti»

Mestre, cancelli chiusi a catena e assemblea. Niente lezioni per due giorni
MESTRE.
La rivolta contro la riforma del ministro Gelmini sbarca anche nel Veneziano. L’onda lunga del «no» all’ormai stranoto decreto 137 che introduce «il maestro unico» nelle scuole elementari e impone tagli draconiani ai contributi agli istituti, sta investendo anche la terraferma e il centro storico.


Primogenitura.
A innescare la miccia è stato il liceo classico Franchetti di Mestre, dove ieri mattina una settantina di studenti ha chiuso col lucchetto il cancello d’entrata, lasciando bidelli e docenti. Erano le 6.30 di ieri quando un nutrito gruppo di studenti si è raccolto attorno al portone dell’istituto. Piazzato uno striscione giallo tra le due colonne della grande scalinata (la scritta: «Franchetti okkupato e preokkupato»), gli studenti si sono schierati. All’arrivo dei docenti i cancelli erano già sbarrati. Nessuno ha potuto entrare.


Capipopolo.
Le lezioni vengono sospese, chi avrebbe voluto farle deve tornarsene a casa. Il blocco si ripeterà anche oggi. I capipopolo sono Federico D., 16 anni, Andrea Lavazza, 18, e Federico R., 16. «E’ una protesta che riguarda ogni studente - spiega quest’ultimo - perché la scuola è di tutti. Ci giochiamo il nostro futuro, questo è un liceo classico, quando usciremo dovremo continuare a studiare, ma se il governo taglia i fondi agli atenei dove andremo a finire?».


Futuro.
«E’ d’obbligo essere solidali con gli altri istituti - incalza Andrea - lo facciamo per il nostro futuro ma anche per chi verrà dopo di noi. Vogliono tagliare 8 miliardi, qui se finisce il toner della stampante fatica a essere ricomprato, ci sono le crepe sui muri».


Rischio.
«Il taglio - ragiona Federico D. - sta trasformando le università in fondazioni private, senza contare che se le riforme della Gelmini andranno in porto, centinaia di docenti e personale ausiliario delle scuole veneziane sparirà».


Tensione.
Attorno alle 11.30 i cancelli vengono aperti e alcuni insegnanti entrano a scuola per chiudersi in un’aula con il preside Gianfranco Rasia a discutere. «Fuori c’erano degli agenti in borghese - spiega Simone Laggia -. I prof ci hanno avvertito che se non aprivamo sarebbe intervenuta la Digos». L’occupazione si trasforma in un’assemblea permanente.


Muto.
Il dirigente scolastico non vuole rilasciare alcuna dichiarazione su quanto accade nel suo istituto. «Alla fine - spiega Simone - abbiamo raggiunto un compromesso: anche per domani (oggi, ndr) le lezioni saranno sospese e discuteremo il da farsi in assemblea. L’occupazione era stata decisa la scorsa settimana alla quasi totale unanimità degli studenti. Speriamo che anche gli altri istituti ci seguano».


I prof.
Imbarazzo tra il corpo docente, indeciso sulla posizione da tenere. Nessuna comunicazione ufficiale e bocche per lo più cucite. «La formazione di un liceo classico è diversa dalle altre scuole - spiega un insegnante che vuole l’anonimato - auspico che venga prodotto un documento scritto». E’ evidente però, che i metodi degli studenti non sono piaciuti: «E’ necessario occupare la scuola per ottenere un’assemblea autogestita?» domanda. Per quel che riguarda il decreto non si espone: «Ognuno ha un diverso orientamento politico, in questo caso siamo disomogenei».

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