Futuro Nazionale, fuga dai comitati veneti: addii e dimissioni per Vannacci

Futuro Nazionale perde pezzi in Veneto: chiudono comitati a Treviso, Rovigo, Vicenza, Venezia e Verona. Le ragioni degli addii e le tensioni nel partito di Vannacci

Federico Cipolla
«Un partito verticistico»: Vannacci, fuga da Futuro Nazionale in Veneto
«Un partito verticistico»: Vannacci, fuga da Futuro Nazionale in Veneto

C’è un allarme, Generale. L’ultimo in ordine di tempo è stato Susegana, pochi giorni prima la mail era arrivata da Gaiarine. E ancora Villafranca (Verona), Thiene (Vicenza), Chioggia (Venezia), e quattro sezioni a Rovigo. È l’elenco dei comitati di Futuro Nazionale che hanno lasciato il generale nelle ultime settimane. L’ondata di iscrizioni in Veneto sta conoscendo la risacca.

Le cause? «Un partito verticistico e personalistico», è il ritornello tra chi in queste settimane è corso in ritirata. La stranezza, caso mai, è restare sorpresi da questo centralismo, che invece dal primo momento appare la firma di Roberto Vannacci sia nella gestione del partito sia nelle politiche iper sovraniste. E qualcuno dei dimissionari, che con la chiusura si sono portati via anche decine di iscritti (per fondare un comitato è necessario portare almeno dieci tesserati), sta virando verso un altro sovranista, Marco Rizzo. Se a questo affianchiamo il calo nei sondaggi - a ottobre ha perso circa un punto - con la premier Giorgia Meloni che ha ricominciato la conquista a destra, ecco che la risacca rischia di diventare un allarme.

«Dispiace che qualcuno abbia capito solo ora come funziona il partito, con una struttura verticistica. È chiaro che quando si individua qualcuno e gli si dà un ruolo di coordinamento in un territorio, c’è chi rimane deluso», chiarisce il coordinatore regionale di Futuro Nazionale Guido Giacometti.

Le chiusure a Treviso

In provincia di Treviso a dimettersi e a chiudere il comitato sono stati Marco Guglielmin e Monia Campodall’Orto, fondatori rispettivamente dei gruppi di Gaiarine e Susegana. Con loro se ne sono andati anche una cinquantina di tesserati.

«Nei territori siamo abbandonati a noi stessi. Ho più volte proposto iniziative ai vertici del partito, mi hanno sempre ignorato. Non c’è alcuna operatività. Ci avevano detto che il partito sarebbe stato costruito come una piramide rovesciata, invece è una piramide e basta», chiarisce Guglielmin. Sulla stessa lunghezza d’onda Campodall’Orto, «nel territorio siamo abbandonati, non ci sono indicazioni nemmeno in vista delle amministrative». Entrambi si sono avvicinati a Italia Domani di Marco Rizzo, altro partito sovranista. Sul come sarà orientata la piramide lì è tutto da vedere.

«Ci sentiamo spesso e stiamo già organizzando delle iniziative sul bullismo e sul cyberbullismo», chiarisce Guglielmin. I vannacciani della Marca sono stati scossi anche dalla presa di posizione di Mariangelo Foggiato, che ha lasciato l’incarico di coordinatore provinciale. Resta tesserato, ma le motivazioni della sua scelta la dicono lunga su quale sia oggi il clima.

«Ogni giorno ricevo richieste di incarichi, poltrone, nomine, tanta gente promette voti in cambio di prebende: io ricordo a tutti che i galloni si guadagnano sul campo. Qualcuno vuole andarsene? Si accomodi e buona fortuna», ha detto Foggiato. Insomma il carro ha attirato gli appetiti di chi cerca una scorciatoia. Evidentemente non tutti gli iscritti hanno scelto la via di Vannacci incondizionatamente, come per esempio ha fatto Christian Zamperoni, fondatore del comitato di Montebelluna.

«Noi siamo soldati e obbediamo al generale, siamo un partito gerarchico. Finché non abbiamo direttive non ci muoviamo», aveva risposto tempo fa alle domande sulle prossime amministrative di Montebelluna. Ma l’allarme per Vannacci non suona solo nella Marca.

Le altre province

A Chioggia, è stato revocato l’incarico a Claudio Santamaria, fondatore del comitato 1.502. per ragioni di natura disciplinare.

«La meritocrazia non esiste, vale solo l’“Ipse Dixit”. A Chioggia ci avevano promesso una visita del generale Vannacci, avevamo organizzato tutto Senza darci nessuna spiegazione hanno annullato. Ho mandato pec a tutti i dirigenti, ma nessuno mi ha mai risposto. Forse questa mia insistenza ha dato fastidio a qualcuno», ha spiegato Santamaria. E anche lui è vicino ora a Marco Rizzo.

Enrico Santini ha chiuso il comitato di Thiene (Vicenza) portando con sé gli iscritti. In questo caso le ragioni sarebbero legate alla scelta del candidato sindaco e a frizioni con il coordinatore provinciale Joe Formaggio. A Rovigo sono quattro le dimissioni: Ciro D’Orsi, che ha sciolto anche il Comitato 805 di cui era responsabile, Thomas Orsetti, Christian Lazzarin e Pier Paolo Sparapan, referenti dei comitati 1466, 1222 e 1442. Nel Veronese la ritirata ha toccato Villafranca: ha lasciato Antonsergio Belfiori, ufficiale dell'Aeronautica e dirigente sindacale, al centro delle cronache per essere finito negli esposti alla Procura militare relativi alla partecipazione di militari a Futuro Nazionale. «Vannacci sembra scambiare il silenzio per consenso. In mesi di attività non ho assistito a un solo autentico dibattito politico con la base. Zero», ha detto.

Giacometti e la struttura

«Una riflessione sull’operatività della base è sempre aperta nel partito. Ma i comitati stanno esaurendo la loro funzione di proselitismo. Il partito sta andando strutturandosi, nei centri maggiori andremo ad unire i comitati, attribuendo un coordinatore», ha spiegato il coordinatore regionale Guido Giacometti. Sugli addii pesa anche la nuove legge elettorale, che con le preferenze rende più complicata la scorciatoia verso il Parlamento.

«È molto probabile che abbia avuto un effetto. Ma in questi giorni si sono allontanate persone che solo recentemente si erano avvicinate. Chi già era iscritto all’associazione Mondo al contrario è sempre con noi. Se n’è andato chi cercava un ruolo nel breve periodo».

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia