Sarà la Mostra dei Maestri

Sessanta pellicole, alta qualità annunciata. Con tre italiani
Eccolo dunque il programma della 64esima Mostra del Cinema di Venezia, giunta a 75 anni di attività complessiva. Un programma molto ricco e vario, che almeno sulla carta sembra non temere rivali anche dal punto di vista del glamour, con stelle e divi in quantità sulla nuova passerella del vecchio Palazzo del cinema che, abbandonati i leoni, punta sulla palla di cannone felliniana di Dante Ferretti. Una sessantina di lungometraggi, un terzo dei quali in concorso e alcuni altri extra da non sottovalutare, a cominciare dal Woody Allen di Cassandra's dream, sezione in cui sono annunciati anche Takeshi Kitano (Glory to the filmaker), Claude Chabrol (La fille coupée en deux), il prolifico ed eterno Manoel De Oliveira (Cristovao Colombo) e il nostro Carlo Lizzani con Hotel Meina, che ricostruisce una tragedia poco nota.


Il dato della contemporaneità emerge bene dal cinema più recente e anche dai festival di Müller: quest'anno sembra essere il tema della guerra il fil rouge che lega assieme molti film in concorso, come quelli di Paul Haggis (In the valley of Elah) e Brian De Palma (Redacted) che raccontano l'Iraq nascosto, mentre un terzo, sui Balcani, The Hunting Party di Richard Shepard andrà nella sezione di Mezzanotte, per la serie cinema e giornalismo, con Richard Gere. Gere, che sarà sugli schermi del Lido anche per impersonare Bob Dylan, in I'm not there di Tod Haynes.


Molto cinema americano, con 15 anteprime assolute, tra concorso e fuori: Müller mostra così di mitigare la sua straordinaria passione per il cinema dell'Estremo Oriente, criticata negli scorsi anni non dal punto di vista estetico quanto per l'eccessivo sbilanciamento di titoli.

Ci sarà anche il cinema impegnato della miglior tradizione anglosassone, da Ken Loach (In questo mondo libero, che rovescia la sua consueta visione dal basso per descrivere la realtà vista dalla parte degli sfruttatori) a Haynes, al thriller Michael Clayton, con George Clooney, diretto dall'esordiente Toni Gilroy.


Molti i nuovi registi alle prese con le star, ma anche maestri affermati come Rohmer (Gli amori di Astrea e Celadon), Mikhalkov (12), Greenawaay (Nightwatching), Ang Lee (Lust, caution), Gitai (Disengagement, sull'abbandono di Gaza da parte di Israele nel 2005, con la Binoche) e Kenneth Branagh che con Sleuth fa il remake de Gli insospettabili, con Jude Law e Michael Caine, che fu già nell'originale di Mankiewicz del '72, a fianco di Laurence Olivier.


Gli italiani in lizza sono tre e tutti socialmente decisi: Vincenzo Marra, lanciato dalla Settimana della Critica (Tornando a casa) descrive ne L'ora di punta il complesso legame tra affari e corruzione, dal punto di vista di un giovane agente della Guardia di Finanza, Michele Lastella e della più matura Fanny Ardant; Il dolce e l'amaro di Andrea Porporati; Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi. Oltre ai Negramaro, proiettati ogni sera sul piazzale del Casinò, con Dall'altra parte della luna di Davide Marengo.


Si apre il 29 con Atonement-Espiazione dell'inglese Joe Wright, tratto dal romanzo choc di Ian McEwan con Keira Knightley, Vanessa Redgrave e James McAvoy. Si chiude l'8 settembre con l'omaggio a Bertolucci, leone alla carriera assieme a Tim Burton (il 5): il clou nel week-end tra venerdì 31 e domenica 2 settembre, quando ci sarà il sold out.

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