Presidi veneziani contro la Gelmini: "Solo tagli, pagano gli studenti"
Preoccupazione e critiche tra i dirigenti scolastici veneziani sugli effetti della riforma della scuola voluta dal governo che entra in vigore oggi. "Non c'è stata nessuna razionalizzazione delle risorse, ma solo un decremento. A subirne le conseguenze saranno gli studenti"

VENEZIA. La riforma scolastica più che sulla razionalizzazione delle risorse ha puntato al loro decremento, ma gli effetti sulla formazione degli studenti potranno essere valutati solo nel tempo. Ad esprimere questo giudizio sono i presidi di alcune scuole di Venezia, a differente offerta formativa. Tra i più critici, il preside
del liceo artistico, prof. Bartolomeo Tribuna, che si è dichiarato contrario alla riduzione delle ore di insegnamento, ''passate da una media di 41 settimanali a 34, a scapito delle materie di indirizzo''. Tribuna ha inoltre sottolineato che, a fronte di questo, ci sono nuovi programmi didattici ''corposi''. ''Questo - ha proseguito - ha comportato un aumento esponenziale del numero degli studenti per classe, distribuiti in locali non adatti all'attività scolastica, e la perdita di 7-8 cattedre''.
Preoccupazione per la tenuta dell'offerta formativa è stata espressa anche dalla preside del liceo scientifico ''Benedetti', Isabella Albano, che ha rilevato come ''una riforma che riduce le ore di insegnamento e toglie quello della seconda lingua straniera comporta un depauperamento''. ''E' una riforma - ha detto ancora Albano - che segue l'idea che probabilmente pezzi di sapere possono essere acquisiti in altre parti, e che la scuola di Stato non sia poi così importante''.
La preside ha inoltre lamentato la carenza di concertazione che ha caratterizzato la formulazione di questa riforma; ''qualunque appunto tecnico - ha proseguito -
viene però preso come attacco politico, mentre non bisogna mai confondere l'aderenza ad un partito con il fare politica''. Tra le difficoltà pratiche derivate dalla riforma, Albano ha ricordato che nell'istituto che dirige, ora arricchito dell'indirizzo ''scienze applicate'', proprio l'avanzato laboratorio di scienze ora è privo dell'insegnate tecnico pratico, non sostituito, e dell'assistente, non ancora assegnato, ''con un decremento di 50 ore complessive di attività che vanno a discapito della didattica''.
L'introduzione del nuovo indirizzo, ha concluso la preside, ha comportato la perdita di due cattedre di lettere, osservando che ''un incremento di ore di scienze ed informatica non doveva essere pagato con la riduzione degli insegnamenti tradizionali quali italiano e latino''.
Di ''ombre e luci'' da verificare nel tempo ha parlato il preside del ''Marco Polo'', prof. Patrizio Marangon, ricordando che gli istituti da lui diretti vengono seguiti i percorsi di liceo classico, linguistico e scienze umane; ''sulla carta - ha osservato - l'offerta formativa introdotta dalla riforma è migliore, perchè segue la legge sulla riforma del biennio iniziale pensando ad una didattica in modo multinterdisciplinare''. La novità, ha detto, consiste ''solo nella riduzione del monte ore e questa è la scommessa da vincere'', perchè sta ''nella bravura dei docenti'' svolgere programmi più corposi disponendo di minor tempo. ''Io - ha concluso - mi concentro sui risultati dei cambiamenti delle modalità di insegnamento'', senza negare che il calo di personale "è un grosso problema che incide sulla qualità''.
Ricordando che la riforma ha comportato una riduzione di ore di scuola, insegnanti e personale Ata, il segretario provinciale della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc), Carlo Forte, ha sottolineato che con questa riforma ''c'è l'azzeramento per i ragazzi della progettualità pedagogica e didattica''.
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