Partecipate Veneto, FdI è con Stefani: «Ma senza veti o ruoli subalterni»

Borgia: «Ogni forza politica presenterà profili di qualità ed esperienza». Pan fuori dalla corsa per Avepa, ma rischia anche Massimo Giorgetti

Laura Berlinghieri
Il Capogruppo di FdI Claudio Borgia
Il Capogruppo di FdI Claudio Borgia

«Scevri da ogni logica di veto e di subalternità», ma allo stesso tempo pronti a «seguire le indicazioni del presidente Alberto Stefani». E quindi un colpo al cerchio e uno alla botte, come da tradizione della migliore politica.

Così Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, all’indomani dell’indicazione data dal governatore Stefani in giunta: il veto sull’individuazione di nomi politici per i ruoli di direttori (ma l’imposizione potrebbe essere estesa anche ai presidenti) delle principali società partecipate della regione, la cui guida richiede alte competenze tecniche. E dunque Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione, Veneto Lavoro e Avepa.

Nei corridoi della politica, si racconta di un veto mirato, con nomi e cognomi. Si parla del Fratello Massimo Giorgetti, per esempio, in pole per la presidenza di Veneto Sviluppo. E poi del leghista Giuseppe Pan, tra i papabili per la direzione di Avepa. Di partiti differenti, ma accomunati qualche mese fa dalla speranza di tornare nell’organo legislativo veneto: il primo è stato blandito con la promessa del ruolo nella partecipata, e per questo convinto a fare un passo indietro in campagna elettorale; il secondo, inserito effettivamente nella lista della Lega a Padova, è uscito sconfitto alle urne.

In sede di trattative di centrodestra, per la composizione della giunta regionale, l’argomento delle partecipate non era nemmeno stato toccato. Il classico elefante della stanza; mentre questo, allora, è il classico momento dell’incasso. Borgia lo ribadisce, disinteressandosi del veto posto da Stefani: «Ogni forza politica in piena autonomia, laddove sarà coinvolta nelle scelte, dovrà presentare profili di qualità, di competenza e di esperienza. Questa è la formula vincente per dimostrare ancora una volta, a partire dalle scelte e dai risultati che queste portano, la capacità della classe dirigente veneta di essere laboriosa, efficace e risolutiva, a partire proprio dagli enti partecipati regionali».

E dunque tengono il punto, i Fratelli d’Italia. Un’altra volta marginalizzati nel governo regionale, dove le promesse di suddivisione delle caselle tra i partiti sono state rispettate in maniera quantomeno fantasiosa; e ora spaventati di fronte a un bis, nella scelta delle partecipate.

«Ma, se si parla di tecnici, noi ne abbiamo più di loro» mugugna intanto un Fratello, rigorosamente off records. Mentre il registratore si può accendere, quando si parla di identikit. «Capitale umano e proposte di altissimo livello per proseguire la virtuosità amministrativa che ha sempre contraddistinto il buon governo del centrodestra» dice Borgia.

Si riferisce a Giorgetti, che resta il nome di Fratelli d’Italia per Veneto Sviluppo. Ma parla pure delle Ater – i primi enti per i quali dovranno essere individuati i vertici territoriali – storicamente governate da una “logica di spartizione” tra i partiti.

Quanto alle partecipate, diversi bandi sono già stati pubblicati, accompagnati dall’indicazione dei requisiti per candidarsi; come quello, messo nero su bianco per la direzione di Veneto Sviluppo, di non avere ricoperto incarichi politici, né di essere stato genericamente a contatto con questo mondo, negli ultimi due anni.

«Serve gente di qualità» ha detto il governatore Stefani agli assessori, tracciando gli identikit dei «non politici» che vorrà alla guida delle differenti società. Sarà la prima partita, archiviata la maratona del bilancio. 

 

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