Piano casa, svolta di Stefani dopo l’era Zaia: stanziati 50 milioni per l’emergenza abitativa
Il governatore Stefani rompe con il passato e punta sull’edilizia sociale: risorse dal Pnrr e focus su affitti accessibili per lavoratori e giovani.

La marcia di allontanamento di Alberto Stefani dal quindicennio di Luca Zaia è cominciata alla prima seduta di giunta, il 23 dicembre scorso. Un passo piccolo ma deciso: ha annunciato lo storno di 50 milioni del Pnrr da indirizzare all’edilizia sociale. La discontinuità è diventata palese a gennaio quando, anticipando le linee del piano regionale, ha detto senza fronzoli che «c’è un’emergenza casa e bisogna invertire la rotta».
Linguaggio mai sentito prima a Palazzo Balbi, dove nessuno parlava di emergenza casa. E di conseguenza nessuno ha mai stanziato un quattrino.
«Dopo Giancarlo Galan non è mai stato messo un euro a bilancio regionale per alloggi sociali, se escludiamo i trasferimenti dello Stato alle Ater», conferma il padovano Maurizio Trabuio, direttore di Fondazione Casa, ente partecipato da due Camere di commercio, tre Province e una decina di Comuni.
La prospettiva
Una delle realtà inascoltate che operano nel settore. «In quindici anni siamo riusciti a parlare solo due volte con la Regione, per sentirci dire dall’assessore Manuela Lanzarin che non erano interessati. Erano convinti di risolvere tutto con le Ater, dove ci sono 2.000 persone in lista d’attesa per provincia. Al resto secondo loro dovevano pensare i Comuni. Oggi vediamo i risultati: gente che lavora, ha un reddito, non è povera, non ha bisogno di assistenza sociale, cerca solo casa e non la trova».
Sono i monoreddito, veneti ma anche da fuori regione. Il poliziotto che prende servizio in questura arrivando da Frosinone. L’autista di autobus che si trasferisce dal Piemonte.
L’operatore socio sanitario che viene dalla Calabria a lavorare nelle case di riposo. Per non parlare degli studenti, dei giovani alla prima occupazione senza possibilità di rendersi autonomi.
Sarebbero un ceto medio se esistessero case con affitti accessibili a chi ha stipendi da 1.200-1.350 euro al mese. Invece sotto 800-900 euro non si trova nulla.Il piano di Stefani è rivolto a loro. Il presidente usa quasi le stesse parole di Trabuio: «L’obiettivo è dare un’abitazione a chi lavora ma non può permettersi affitti sul mercato privato e non rientra nelle graduatorie dell’edilizia pubblica. E contemporaneamente reperire risorse per iniziare a recuperare gli 8.800 alloggi popolari oggi sfitti che necessitano di riqualificazioni o ristrutturazioni».
Il progetto
Viene da chiedersi come mai, con i 250 miliardi di euro distribuiti attraverso il 110 per cento a chi voleva ristrutturare la casa, ben 8.800 alloggi pubblici da ristrutturare siano rimasti fuori. Forse Stefani lo scoprirà. Ma con 50 milioni può fare ben poco, dopo 15 anni di inerzia totale. «L’Emilia Romagna ha stanziato 300 milioni l’anno scorso per l’edilizia sociale», ricorda il consigliere vicentino Carlo Cunegato. «In Veneto le Ater hanno investito 44 milioni nel biennio 2023-24 ma stimano in 318 milioni il fabbisogno reale per rendere abitabili gli alloggi sfitti». Che aumentano con una progressione inesorabile: nel 2020 erano 6.169, nel 2024 sono saliti a 7.486 e oggi ce ne troviamo 8.800. Senza manutenzione, senza soldi per pagarla, che altro ci si può aspettare?
Gli ultimi stanziamenti regionali risalgono al 2008 con Giancarlo Galan presidente e Massimo Giorgetti assessore, che investirono nel Fondo etico Veneto Casa. Con altri enti si arrivò a un plafond di 100 milioni, serviti a Veneto Casa per realizzare 800 alloggi (affitto mensile 500 euro) e 120 posti in uno studentato a Rovigo (affitto a tariffe Esu). Galan aveva avviato anche un fondo di rotazione con Veneto Sviluppo (dotazione 50 milioni) di cui si è persa traccia. E Zaia? Si è limitato alla legge 39/2017 che toccava solo la normativa.
La road map
Aveva due obiettivi principali: 1) introdurre la decadenza da un alloggio pubblico per gli inquilini che dopo 5 anni non rientravano più nelle condizioni (ci fu un’insurrezione dei sindacati e non se ne fece nulla); 2) portare ad un aumento del canone (neanche questo raggiunto, è stato assorbito dai Comuni). Perché la giunta Zaia non ha messo mano alla cassa? «Perché in cima alle graduatorie per le case popolari finiscono i più disagiati che sono fatalmente gli immigrati», risponde secco Trabuio «e se il mio motto è “prima i veneti” la scelta di non intervenire non ha bisogno di commenti».
Va da sé che la discontinuità di Stefani dal quindicennio di Zaia si dovrà misurare dai fatti. Sui temi dell’abitare, la maggioranza in aula ha accettato di intervenire sugli affitti brevi che monopolizzano il mercato. Per l’edilizia sociale l’idea del presidente è «svincolare una parte degli alloggi Erp ad oggi inutilizzati per attivare una nuova forma di social housing». Potrebbero uscirne affitti a canone convenzionato, 400-500 euro al mese, superiori al canone Erp (da 40 a 120 euro al mese, media Ater nel Veneto 108 euro) ma sempre metà del mercato libero.
Stefani potrebbe ricordarsi anche del Fondo etico e coinvolgere la Fondazione Cariparo, che già all’epoca di Galan era intervenuta con 14 milioni. La Fondazione è al giro di boa del cambio di presidente, quale momento più favorevole? —
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