Allarme in Veneto, arriva la mosca orientale della frutta: scatta il piano della Regione
Primo ritrovamento in Veneto della mosca orientale della frutta a Favaro Veneto. La Regione avvia un piano biennale da 132 mila euro con l’Università di Verona per monitorare il focolaio e capire se l’insetto si stia insediando

A Favaro Veneto il primo ritrovamento dell'insetto nella regione. La Regione avvia un progetto biennale con l'Università di Verona per capire se si tratti di un episodio isolato o dell'inizio di un insediamento stabile
Per la prima volta la mosca orientale della frutta, scientificamente nota come Bactrocera dorsalis, è stata individuata in Veneto. L'insetto, classificato dall'Unione europea come organismo nocivo da quarantena prioritario, è stato scoperto dal Servizio Fitosanitario regionale nel corso delle attività di monitoraggio condotte nel comune di Venezia, nella zona di Favaro Veneto.
Il ritrovamento ha fatto scattare immediatamente le procedure previste dalla normativa europea per questo tipo di organismi. La Regione del Veneto ha avviato le prime attività di controllo e delimitazione dell'area coinvolta e ha deciso ora di rafforzare l'intervento con un progetto biennale realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Biotecnologie dell'Università di Verona. L'obiettivo è verificare l'effettiva presenza e la consistenza della popolazione dell'insetto, seguirne l'eventuale diffusione, risalire alla sua origine e individuare le aree più esposte al rischio.
Le parole dell'assessore Bond
"Abbiamo riscontrato per la prima volta la presenza di questo organismo in Veneto a fine 2025 e ci siamo mossi immediatamente, come previsto dalle disposizioni europee per gli organismi nocivi da quarantena prioritari", ha spiegato l'assessore regionale all'Agricoltura Dario Bond, presentando il piano.
"Non è il momento di creare allarmismi, ma nemmeno di sottovalutare il fenomeno. La Bactrocera dorsalis può colpire numerose specie frutticole e orticole e la prevenzione, in questi casi, è la prima forma di tutela per il nostro patrimonio agricolo. Per questo abbiamo attivato subito il monitoraggio e ora mettiamo in campo un protocollo ancora più avanzato, che unisce il controllo sul territorio alla ricerca scientifica e alle nuove tecnologie di analisi".
Un insetto tropicale già presente in altre regioni italiane
La Bactrocera dorsalis è un insetto originario delle aree tropicali e subtropicali, in particolare del Sud-Est asiatico, ed è considerato tra i fitofagi più dannosi per le produzioni agricole a livello mondiale.
La sua pericolosità deriva dalla capacità di attaccare un numero molto ampio di specie vegetali, comprese colture sia frutticole sia orticole. Le larve si sviluppano all'interno dei frutti, provocandone il deterioramento e rendendoli di fatto non commerciabili: è proprio in questo modo che l'insetto è arrivato a diffondersi anche in Veneto.
La specie era già stata rinvenuta in Italia in Campania e in Emilia-Romagna. In Veneto, gli esemplari sono stati individuati nell'ambito del monitoraggio condotto nel 2025 proprio a Favaro Veneto, con catture registrate tra il 17 luglio e il 18 novembre.
Le indagini condotte finora hanno evidenziato una dinamica compatibile con il susseguirsi di quattro generazioni dell'insetto, con una diffusione stimata in un raggio di circa 10 chilometri dal punto di ritrovamento.
Il piano 2026-2027
Il nuovo piano regionale, che coprirà il biennio 2026-2027, concentrerà l'attenzione sull'area del focolaio individuato e sui principali punti considerati a rischio di introduzione dell'organismo, come porti, aeroporti e centri agroalimentari. Attorno al luogo del ritrovamento sarà delimitata una potenziale zona infestata con un raggio di 500 metri, accompagnata da una più ampia zona cuscinetto di 7 chilometri. In quest'area saranno intensificate le attività di trappolaggio, cattura massale e campionamento, mentre il monitoraggio proseguirà su tutto il territorio regionale.
"Dobbiamo capire con precisione e nel più breve tempo possibile se siamo di fronte a un'introduzione occasionale oppure alla presenza di una popolazione che sta tentando di insediarsi stabilmente", ha proseguito Bond. "E per farlo non basta individuare un insetto in una trappola: dobbiamo seguirne la dinamica, analizzarne l'origine, conoscere le condizioni che potrebbero favorirne la diffusione e intervenire sulle aree più esposte".
Accanto al lavoro sul campo, il progetto prevede una componente scientifica importante: gli esemplari eventualmente catturati saranno sottoposti a caratterizzazione genetica, attraverso analisi molecolari pensate per confrontare le popolazioni venete con quelle già note in altre aree italiane e internazionali. Lo scopo è ricostruire le possibili vie di introduzione dell'insetto e verificare se esistano collegamenti tra i diversi focolai comparsi finora in Italia.
"La collaborazione con l'Università di Verona ci permette di aggiungere un livello scientifico fondamentale al lavoro del Servizio Fitosanitario regionale", ha concluso l'assessore. "Vogliamo arrivare prima della diffusione, non rincorrerla. Ogni cattura dovrà trasformarsi rapidamente in un'informazione utile per capire cosa sta accadendo e decidere dove intervenire. È un lavoro di prevenzione che tutela direttamente i nostri agricoltori, le produzioni venete e un comparto che non possiamo permetterci di esporre a nuovi rischi".
Un progetto da 132 mila euro
Il progetto avrà una durata fino al 31 dicembre 2027 e un costo complessivo di 132 mila euro. Di questi, 120 mila euro saranno messi a disposizione dalla Regione del Veneto, ripartiti in 60 mila euro per il 2026 e altrettanti per il 2027, mentre i restanti 12 mila euro saranno a carico dell'Università di Verona.
L'accordo tra i due enti permetterà di affiancare alle attività di monitoraggio già previste dalla normativa fitosanitaria strumenti avanzati di diagnostica molecolare, caratterizzazione genetica e modellazione del rischio, con l'obiettivo di stabilire se la presenza rilevata nel territorio veneziano sia un episodio isolato o l'avvio di un insediamento più stabile della specie.
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