Morto Giancarlo Miotto, l’imprenditore del petrolio che fatturava 250 milioni: aveva 84 anni

Aveva 84 anni lo storico patron della Miotto Generale Petroli di Marghera: dal successo nell'energia al fallimento del 2021, dalla rapina in villa all'inchiesta per violenza sessuale

Savina Trevisiol
Morto Giancarlo Miotto
Morto Giancarlo Miotto

Dai quasi 250 milioni di euro di fatturato della sua società al fallimento, passando per una rapina da un milione di euro e una pesante vicenda giudiziaria, è stata una vita di successi e cadute quella di Giancarlo Miotto, storico imprenditore del settore petrolifero morto giovedì 20 agosto, a 84 anni, per le complicazioni di una malattia.

Se a Marghera aveva costruito il suo impero economico, è a Marocco di Mogliano, nella grande villa sul Terraglio dove viveva, che si è concentrata l’ultima parte della sua storia.

La storia

Originario di Mestre, Miotto aveva raccolto l’eredità delle attività di famiglia, inizialmente legate al commercio di legname e carbone, sviluppando poi il business nel settore energetico.

La Miotto Generale Petroli crebbe fino a rifornire grandi industrie, enti pubblici e complessi residenziali e nel 2015 arrivò a sfiorare i 250 milioni di euro di fatturato. Nel 2010 Miotto fu nominato coordinatore regionale di Assopetroli e nel 2012 la società figurò tra i fornitori ufficiali dell’America’s Cup durante la tappa veneziana.

Dopo decenni arrivò però la crisi. Nel 2017 venne avviata la liquidazione volontaria, seguita dalla richiesta di concordato nel 2020, fino al fallimento dichiarato dal tribunale di Venezia nel luglio 2021. La crisi portò alla cessione di parte delle attività e coinvolse anche il patrimonio immobiliare dell’imprenditore.

Nel novembre dello stesso anno un commando fece irruzione nella villa di Marocco, prendendo in ostaggio lui, la moglie e la figlia piccola. I rapinatori fuggirono con contanti e preziosi per un valore stimato attorno al milione di euro. E poi, la complessa vicenda giudiziaria.

L’inchiesta

Nel 2021 Miotto venne accusato di violenza sessuale da due ex collaboratrici domestiche, di origine filippina e cingalese. L’inchiesta, partita da una segnalazione allo sportello vertenze della Cgil di Venezia, venne condotta dalla Procura di Treviso. Miotto trascorse alcuni giorni in carcere e fu poi posto agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Nel 2023 arrivò il rinvio a giudizio. Nel procedimento si sono contrapposte le ricostruzioni delle due donne e quella della difesa, che ha sempre sostenuto la consensualità dei rapporti. A suo carico era emersa inoltre una contestazione per la presunta violazione delle restrizioni cautelari. Con la morte di Miotto si chiude una storia imprenditoriale arrivata ai grandi numeri del mercato petrolifero prima di un declino che ha segnato profondamente l’ultima parte della sua vita.

Marghera è rimasta il centro dei suoi affari, mentre Mogliano era diventata la sua casa e il luogo attorno al quale si sono concentrate le vicende degli ultimi anni. Lascia tre figli, due avuti dal primo matrimonio e una dalla seconda moglie.

 

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