Difterite, in Veneto aumentano i bambini non vaccinati: «Non abbassare la guardia»

La copertura vaccinale in Veneto resta sopra il 95%, ma i bambini non vaccinati contro difterite e poliomielite sono aumentati. Gli esperti: «La prevenzione è fondamentale»

Sabrina Tomè
Una bambina durante la vaccinazione
Una bambina durante la vaccinazione

C’è a New York, Central Park per l’esattezza, il monumento in bronzo dedicato a un cane. Lui è Balto: nel 1925 la sua disperata corsa a staffetta attraverso le difficili terre dell’Alaska permise di portare l’antitossina difterica in un isolato villaggio, salvando la vita dei bimbi contagiati.

Una scultura davanti alla quale fermarsi a riflettere se, 100 anni dopo, una bimba di 4 anni muore di sospetta difterite e la piccola non era vaccinata. La diffidenza verso i vaccini attraversa tutta l’Italia interessando anche il Veneto, che pure resta uno dei territori più virtuosi quanto a percentuali di copertura raggiunte.

Non solo: c’è uno studio internazionale condotto da un team veneto che risponde proprio alle preoccupazioni lanciate dall’Oms sulla diffusione della malattia: il documento si sofferma sulla decisione della Regione di mettere in campo tutte le strategie per fronteggiare il possibile ritorno di difterite e poliomielite.

I numeri

C’è un dato che emerge dal nuovo report sull’attività vaccinale in Veneto. E che con riferimento alla poliomielite/difterite evidenzia un aumento dei bimbi non vaccinati. Più precisamente si passa da una percentuale del 3, 7% del 2024 al 4,7% della campagna 2025-2026 (aggiornamento a marzo scorso), con un correlativo abbassamento sia di chi ha ricevuto la prima dose, sia di chi si è sottoposto al ciclo completo. Alla Direzione Prevenzione della Regione confermano il numero, ma allo stesso tempo ricordano un trend che negli anni lascia ben sperare.

«C’è un leggero calo rispetto alla coorte precedente, ma non c’è un trend in diminuzione negli anni», sottolinea Michele Tonon, dirigente medico dell’Ufficio Prevenzione, «Negli anni post pandemia c’è stato al contrario un aumento delle coperture».

Questo non significa abbassare la guardia: «I dati sono ovviamente in costante monitoraggio», tiene a precisare Tonon. Che ricorda come le coperture misurate a 24 mesi di vita siano in Veneto superiori al 95%, il valore soglia definito a livello internazionale. Insomma il Veneto è virtuoso, è sopra i livelli prescritti, ma registra comunque una flessione che non intende sottovalutare.

Lo studio

E proprio la non sottovalutazione è il mantra dei medici e degli studiosi. «A differenza del vaiolo, la difterite è un microorganismo che non è stato eradicato», spiega il professor Vincenzo Baldo, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Padova e coautore dello studio veneto pubblicato lo scorso anno sulla rivista “Frontiers in Public Health”.

Nel documento vengono analizzate le strategie messe in campo dalla Regione dopo gli allarmi internazionali sulla possibile circolazione della difterite.

«La difterite e la poliomielite continuano a rappresentare sfide significative per la salute pubblica a livello globale, rendendo cruciale il mantenimento di un’elevata copertura vaccinale», sostiene la ricerca che ha preso in esame la situazione nelle diverse Usl e nei diversi Comuni rilevando una certa disomogeneità nella copertura territoriale. La conclusione è netta: interventi specifici e monitoraggio continuo si rendono necessari per affrontare le disparità e i metodi di sorveglianza innovativi sono fondamentali per sostenere un’elevata copertura vaccinale garantendo in questo modo la sicurezza sanitaria.

Il ruolo della prevenzione

«Le azioni fatte dal Veneto hanno dimostrato benefici importanti, ma va mantenuta alta l’attenzione perché si tratta di patologie che ancora esistono: sono state eliminate, ma non eradicate. Il microorganismo della difterite continua a circolare e quando trova il soggetto che non è immune può colpire», avverte il professor Vincenzo Baldo, «La prevenzione è pertanto la parte più importante».

Lo studio ha evidenziato lo sforzo della Regione nel rispondere all’alert proveniente dalla comunità internazionale: «La ricerca partiva dal fatto che la nostra copertura vaccinale è molto alta, ma c’erano delle sacche con possibilità di miglioramento», afferma Baldo, «E quando il recupero vaccinale è stato coordinato a livello centrale ha prodotto miglioramenti. Il problema è ora di non abbassare la guardia. Se la patologia non la vediamo più, non è detto che non esista più. Quanto successo alla bambina di Palermo è purtroppo un segnale importante: dimostra che siamo ancora vulnerabili. E che occorre mantenere alta l’attenzione sulla vaccinazione».

Vaccinazione, va ricordato, che riguarda anche gli adulti.

L’assessore Gerosa

Il Veneto, con il 95, 6% di copertura vaccinale per la difterite, si colloca ai primi posti a livello nazionale ed europeo. Un bel risultato, ma non il traguardo che, seppur del tutto ideale, resta l’avvicinamento al 100%. Lo afferma l’assessore regionale Gino Gerosa impegnato, in questa torrida estate, con la scottante partita della riorganizzazione della sanità territoriale tra Case di Comunità, Medicine di Gruppo, Aft, ospedali di comunità.

Gino Gerosa
Gino Gerosa

E ora che in Italia è scoppiato il caso difterite, i dati sulla copertura in Veneto offrono – almeno in questo campo – un po’di refrigerio. «La risposta vaccinale alla difterite è del 95, 6% a 36 mesi, superiore alla soglia del 95% e alla media registrata a livello nazionale e internazionale», spiega il professor Gerosa, «Certo, ci sono genitori che non accettano di vaccinare i figli o che posticipano: ribadiamo con fermezza l’importanza di farlo, è il modo più efficace di prevenzione». Il vaccino sulla difterite è obbligatorio in Italia dal 1939, l’ultimo caso autoctono in età pediatrica risale al 1996 e l’ultimo decesso al 1991.

L’aumento di un punto percentuale di bimbi non vaccinati in Veneto non impensierisce, ma neppure c’è sottovalutazione visto che negli uffici Prevenzione viene sottolineata l’importanza di monitorare il trend. «Sono variazioni percentuali minime che come tali non sono significative», afferma Gerosa, «Quanto alle cause ho una mia personale lettura. Ribadisco che è personale: potrebbe trattarsi di una coda riferita al Covid». E al movimento no vax che lo ha accompagnato. «Bisogna riguadagnare l’alleanza terapeutica tra cittadini e professionisti della sanità, alleanza che va rinsaldata quotidianamente», il percorso da seguire. Sul ruolo della vaccinazione, l’assessore richiama l’importanza dell’immunità di gregge: «È necessaria per proteggere i soggetti più fragili».

La vaccinazione, sottolinea Gerosa, diventa presidio di sanità pubblica, fondamentale per mantenere l’eliminazione della malattia nel territorio prevenendo al contempo la ripresa dei focali. Perché, e successe in Russia negli anni Novanta, quando c’è un significativo abbassamento delle soglie di copertura, c’è anche il rischio di un’esplosione di nuovi casi, con tutti i pericoli correlati.

«La vaccinazione è una misura efficace, è un atto di responsabilità collettiva», assicura il professore. Il siero contro la difterite, ricordano in Regione, ha evidenze scientifiche e benefici ampiamente superiori rispetto agli effetti collaterali. Elementi, questi, su cui il governo veneto insiste.

«È importante che il cittadino sia consapevole e non solo informato», sottolinea Gerosa annunciando l’avvio per settembre di nuovi progetti regionali concentrati appunto sulla prevenzione. L’obiettivo, e non solo in ambito vaccinale, è il passaggio da una sanità di cura a una di previsione.

 

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