Il Veneto cerca lavoratori, ne mancano oltre 26.000. Ecco quali sono le professioni più richieste

Insoddisfatte più della metà delle richieste delle imprese, caccia ai professionisti nella ristorazione e nelle vendite. Precari tre contratti su quattro, la laurea serve raramente. Il 31,2 per cento degli assunti ha meno di 30 anni, e sono solo il 17,8 per cento del totale. Il 27,7 per cento è straniero

Laura Berlinghieri
Un ricercatore monitora un pannello di controllo
Un ricercatore monitora un pannello di controllo

Mancano camerieri e ristoratori, mancano addetti alle vendite e manca personale non qualificato che si occupi di spostare e consegnare le merci.

Lavoratori a cui magari non è richiesto un livello di specializzazione particolarmente elevato. Lavoratori i cui curricula, fino a poco tempo fa, si affastellavano sui banconi dei bar, con un numero di telefono cerchiato in rosso alla fine del foglio.

Lavoratori di cui ora – in questo tempo in cui l’intelligenza artificiale non ha ancora imparato a consegnare i pacchi acquistati sulle piattaforme di e-commerce, né a sparecchiare i tavoli del ristorante – ci sarebbe bisogno come il pane.

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Il paradosso del lavoro

È un paradosso che non finisce di autoalimentarsi: il Veneto, dove la crisi morde, è anche regione in cui le imprese fanno sempre più fatica a trovare lavoratori.

E a dirlo non è il fastidioso piagnisteo di datori disinteressati all’equilibrio tra diritti e doveri, ma uno studio condotto da Unioncamere: fotografia della situazione occupazionale in Veneto, oggi, tra offerte e richieste di lavoro. Ma soprattutto tra le aspettative, qualche volta soddisfatte, la maggior parte delle volte tradite. Con gli imprenditori che per questo, nella ricerca, partono già prevenuti.

Perché, nel Veneto che nel settembre scorso ha programmato 51.610 assunzioni, più della metà degli imprenditori (il 50,7%) immaginava che avrebbe avuto difficoltà a reperire i profili desiderati, soprattutto per mancanza di candidati (31,1%) e per una preparazione spesso giudicata inadeguata (14,5%).

La sintesi immaginata: ad arrivare a traguardo sarà soltanto il 18,9% delle assunzioni immaginate. Cifre che in numeri assoluti significano questo: più di 26.000 professionisti che il Veneto (pubblico e privato) avrebbe voluto assumere, ma che non ha trovato. E poco meno di 10.000 contratti, a fronte degli oltre 50.000 proposti.

Le professioni che mancano

È un fenomeno che non riguarda più le solite (e note) professioni, ormai incapaci di attrarre i giovani. Perché, per dirne una, il lavoro più in crescita in Veneto impiega gli operai specializzati nell’industria dello spettacolo. E poi si cercano (ma non si trovano) specialisti in scienze della vita, tecnici della salute, conduttori di veicoli a motore e a trazione animale. Ma pure specialisti in scienze giuridiche, in una regione in cui – è il mantra di ogni professore di Legge, agli studenti del primo anno – «ci sono più avvocati che in tutta la Francia». E c’è ancora tanto bisogno di agricoltori, pescatori, cacciatori e marinai di coperta.

Insomma, stando allo studio di Unioncamere, il Veneto esplode di lavoro. Poi però – ed è forse una contraddizione del nostro assunto di partenza – passando in rassegna gli annunci pubblicati dalle agenzie interinali, ci si ritrova in una selva di offerte per nulla calzanti con la bufera del carovita.

E che spesso non tengono conto di quella che, soprattutto dopo lo stop della pandemia, è diventata la nuova priorità: l’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, di cui per esempio lo smart working è un’importante garanzia.

Specializzati e precari

Il tipo di lavoro offerto è spesso precario: tre volte su quattro si tratta di contratti a termine. E tre su cinque viene chiesta una certa esperienza professionale specifica o quantomeno nello stesso settore.

Meglio, però, se l’istruzione si ferma alle scuole superiori: i laureati non hanno mercato. O ne hanno poco: è un titolo chiesto soltanto per il 13% dei posti, mentre nel 40% viene preteso un titolo professionale, nel 23% è sufficiente aver completato la scuola dell’obbligo e nel 22% avere ottenuto il diploma. In fondo l’Its academy, chiesta soltanto una volta su cinquanta.

I settori

Quanto ai settori, si sa, in Veneto lavoro significa soprattutto turismo (16%), commercio (13%) e servizi alla persona (13%). Questi gli ambiti che rendono la nostra una delle regioni più ricche in Italia.

Con richieste che riguardano quindi soprattutto questi professionisti: ad avere fame di lavoratori sono soprattutto le aziende dei servizi. Da parte loro arriva quasi il 60% delle offerte totali, poi c’è l’industria (34,1%) e a chiudere il settore primario (6%).

Scendendo nel dettaglio delle professioni richieste, si parla prima di tutto di esercenti e addetti della ristorazione (6.420 i potenziali assunti a settembre), addetti alle vendite (3.740) e personale non qualificato addetto allo spostamento alla consegna merci (sempre 3.740). Quanto agli identikit richiesti specificamente: il 31,2% ha meno di 30 anni, il 27,7% straniero e, dato incredibilmente basso, appena il 17,9% è donna. Identikit fantasma.

 

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