Lastra liberata dalla ruggine

La causa: un piccolo elemento metallico che agiva da fermaglio ha ceduto lasciando precipitare il blocco di pietra
VENEZIA.  Sovrintendente Codello, come è possibile che dalla facciata del Ducale - restaurato neppure quattro anni fa - si stacchi un blocco di marmo in grado di uccidere un uomo?

«Questo dimostra che quando parliamo non lo facciamo per niente, che quando chiediamo monitoraggi continui e costanti per una città preziosa e antica come Venezia non lo diciamo per farci belli, ma perché con marmi con secoli di storia i restauri sono sì fondamentali, ma non bastano a garantire la difesa del monumento e la sicurezza per tutti, se non sono seguiti da controlli di routine e manutenzione costante. Servono soldi, personale, attenzione: invece, in questa città si deve combattere anche per riuscire ad allontanare 11 banchetti che vendono grano».

Appena avvertita, la soprintendente per Beni artistici ed archiettonici Renata Codello s'è precipitata a Palazzo Ducale, dove ha anche il suo ufficio. Parla, e tra le mani sfarina quel che resta del pernetto di ferro arrugginito, «imputato» del crollo.


Cosa è accaduto?

«La dinamica è chiara: il blocco che ha ceduto fa parte dell'arco interno, tra il serramento e l'arco di facciata, di uno dei finestroni. Era bloccato da un minuscolo elemento in ferro, arrugginito: probabilmente, questi ultimi giorni di pioggia intensa hanno aumentato le infiltrazioni, facendo gonfiare la ruggine, che ha così letteralmente "espulso" il blocco che tratteneva».

Ma non era stato controllato durante i lavori di restauro? Non si poteva prevedere il rischio?

«Certamente l'arco era stato controllato, tra un concio e l'altro, si era intervenuti anche con stuccature, ma alcuni elementi restano per forza latenti e, comunque, anni di pioggia fanno la differenza».

Smog e fumi di scarico delle navi, guano e beccate dei piccioni, massicci lavori di rialzo sulle rive: sono molti i fattori di stress che agiscono sulla Piazza. Possibili concause?

«In questo caso non c'è alcun collegamento né con i piccioni, né con le navi, né con le vibrazioni dei lavori: ho tra le mani un indizio chiarissimo, un pezzo di ferro che almeno due secoli di intemperie hanno gonfiato di ruggine fino a farlo "esplodere"».

Ma se neppure un radicale e minuzioso restauro, come quello che ha interessato il Ducale per sei anni, è garanzia di sicurezza, la città è potenzialmente tutta a rischio cedimenti.

«Certo non mi sarei augurata un simile incidente per sentirmi dire che abbiamo ragione quando chiediamo sostegno per monitoraggi costanti. Ma è così, alla Punta della Dogana come in Piazza durante i fuochi del Redentore: serve una cura massiccia e controlli programmati ripetuti, perché da soli i restauri non mettono al sicuro, soprattutto in una città vissuta tanto intensamente da milioni di persone».

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