La tragedia di Ceggia, papà Walter: "Tornerò a vivere in quella casa"
A cinque giorni dall’infanticidio l’uomo dimostra grande coraggio: "Ho perdonato. Tiziana voleva proteggere Gabriele"

Tiziana Bragato e Gabriele
CEGGIA.
«Torno ad abitare a casa mia, lì ci sono 40 anni di ricordi belli». Walter Zago, il marito di Tiziana Bragato che venerdì mattina ha ucciso nel sonno il figlio di 6 anni Gabriele e poi si è impiccata, ritornerà ad abitare nella sua casa al civico 29 di via XXV Aprile. Cerca di farsi forza. Appoggiato alla ringhiera della casa dei suoceri, con la sigaretta sempre accesa, cerca di affrontare la situazione con grande coraggio. «Non riesco ad immaginarmi un altro posto dove andare a vivere - dice Walter - è vero che in quelle mura è successa una cosa bruttissima che mi fa soffrire, ma io nel mio cuore ho tutti i momenti belli che abbiamo trascorso insieme io e Tiziana, quando ci siamo sposati, quando è nato Gabriele. Queste cose non le posso dimenticare e abitare lì mi sembra di rivivere con loro, io devo avere la forza di tornare a casa per loro, sono sicuro che solo in questo modo li renderò felici».
Walter è un uomo da un cuore grande. Nonostante la crudeltà del destino e nonostante tutto, Walter, come un vero capofamiglia, sta ancora pensando alla felicità dei suoi cari anche se non ci sono più. «Io ho perdonato da subito mia moglie per quello che ha fatto - parla commuovendosi - perché so quanto gli voleva bene a Gabriele, so che loro due si volevano un bene immenso. Faceva un passo Tiziana, lo faceva anche Gabriele, vivevano l’uno per l’altro, io so il bene che Tiziana voleva a mio figlio. Posso solo perdonarla per quello che ha fatto, ha voluto portarsi via il bambino con lei perché sapeva che con me non sarebbe stato bene come con lei, perché voleva proteggerlo da chissà quali mali, io lo so che Tiziana ha ragionato, dal suo punto di vista, per amore di Gabriele».
Parole difficili da dire, perché per Walter, Gabriele era il suo orgoglio, era il suo amore. La sua compagnia, la sua felicità. Il suo senso di vivere. Ma Walter è un uomo innamorato di Tiziana da quando era un ragazzino. «Ci siamo conosciuti che andavamo a scuola - ha raccontato Walter accennando un sorriso - lei aveva 13 anni io 17, andavo a scuola con suo fratello Maurizio, è attraverso lui che poi l’ho conosciuta, siamo stati fidanzati molti anni, poi piano piano abbiamo iniziato a pensare al nostro futuro insieme, a comprarci la casa e ad avere un figlio».
Tiziana era molto carina. Bionda, occhi azzurri e una personalità discreta, semplice, molto fine. «Avevo tutto quello che un uomo poteva desiderare - continua Walter - mio figlio era bravissimo a scuola, in pagella aveva tutti 9, ma di Gabriele mi stupiva la sua sensibilità. All’asilo per esempio non gli piaceva andare, perché a mezzogiorno non poteva pranzare con la sua famiglia e stare insieme con i genitori per parlare. Questi sono valori che sicuramente sono stati trasmessi da Tiziana, come anche il fatto di essere educato, rispettoso». Con il papà, invece, Gabriele condivideva pomeriggi di calcio e lunghe serate davanti ad una partita. «Era “matto” per l’Inter - racconta Walter - e per il calcio in genere, mi seguiva quando andavo ad allenare, stavamo insieme a guardare le partite, alla sera andava a dormire perfino con la maglietta dell’Inter, gli piaceva giocare a calcio».
Walter e Gabriele in fatto di calcio erano una cosa sola. Gabriele aspettava sempre con ansia il ritorno del papà per giocare. Ora Gabriele è andato in cielo.
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