Cottarelli prudente «La vera autonomia si ha con la leva fiscale trasferita alle Regioni»

l’intervistaL’autonomia al Veneto, che il ministro Erika Stefani è pronta a firmare entro il 22 ottobre, come annunciato lunedì, nel dibattito all’università di Padova? «Si può fare, a patto di non...
Foto Roberto Monaldo / LaPresse.08-09-2014 Roma (Italia).Politica.Spending review - Carlo Cottarelli a Palazzo Chigi.Nella foto Carlo Cottarelli si reca a Palazzo Chigi per incontrare il premier Matteo Renzi..Photo Roberto Monaldo / LaPresse.08-09-2014 Rome (Italy).Spending review - Carlo Cottarelli goes to Palazzo Chigi.In the photo Carlo Cottarelli.
Foto Roberto Monaldo / LaPresse.08-09-2014 Roma (Italia).Politica.Spending review - Carlo Cottarelli a Palazzo Chigi.Nella foto Carlo Cottarelli si reca a Palazzo Chigi per incontrare il premier Matteo Renzi..Photo Roberto Monaldo / LaPresse.08-09-2014 Rome (Italy).Spending review - Carlo Cottarelli goes to Palazzo Chigi.In the photo Carlo Cottarelli.

l’intervista



L’autonomia al Veneto, che il ministro Erika Stefani è pronta a firmare entro il 22 ottobre, come annunciato lunedì, nel dibattito all’università di Padova? «Si può fare, a patto di non aumentare il deficit pubblico. Anche se la vera autonomia si ottiene con la leva fiscale, con la possibilità di applicare tasse finalizzate ai nuovi servizi da erogare. Insomma, va decentrata la capacità tributaria e non mi pare che nei piani del governo Conte ci sia tale ipotesi, visto che l’intesa con il Veneto prevede il trasferimento delle 23 materie con la spesa a saldo zero». La prudenza è la regola di vita del professor Carlo Cottarelli, economista del Fmi, ex commissario della spending review con Enrico Letta, chiamato dal presidente Mattarella a formare un governo tecnico, ipotesi poi rientrata. L’economista è direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici all’Università Cattolica di Milano.

Professor Cottarelli, è più efficiente lo Stato o le Regioni? A lei la burocrazia ha negato i documenti.

«La letteratura spiega che il decentramento è il primo passo per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici: l’ente locale è più vicino alle esigenze del cittadino e il controllo della spesa è molto forte. Certo, non è una regola assoluta. Prendiamo la sanità: la gestione decentrata alle regioni ha creato modelli di grande efficienza in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. E casi altrettanto negativi come in Calabria. Qui si tratta di stabilire il fabbisogno standard del servizio: molto probabilmente se la sanità fosse gestita centralmente, in Italia ci sarebbe una qualità media più omogenea, ma nessuno vuole tornare indietro».

La Lega con i governatori Zaia e Fontana e con il ministro Stefani parla di svolta storica, lei che ne pensa?

«La Lega di Bossi ha sempre detto: le tasse debbono restare sul territorio, a Milano e a Venezia, e non finire a Roma. Mi pare che non ci sia questa prospettiva all’orizzonte. Ci sono poi delle funzioni strategiche come la Difesa e la Giustizia prerogativa assoluta dello Stato e quindi mai negoziabili. Il nodo cruciale resta la determinazione dei livelli di spesa da trasferire dai ministeri alle regioni. Certo, l’autonomia differenziata non può riguardare le pensioni dell’Inps».

Quando lei parla di trasferire la capacità di tassazione dallo Stato agli enti locali a cosa si riferisce? Con la riforma del titolo V, sono state introdotte le addizionali Irpef.

«Mi pare che con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, gli enti locali abbiano perso una fonte primaria di risorse e la capacità di tassare è tornata in toto nelle mani dello Stato. L’idea di maggior decentramento si è smarrita».

Lei non vede il rischio di duplicare le funzioni tra Roma e Venezia?

«Il rischio è reale. In una nostra recente analisi sui trasferimenti delle risorse abbiamo scoperto che, per quanto riguarda il cinema, i fondi arrivano sia dallo Stato sia dalle regioni. Eppure i film si proiettano in tutt’Italia e non c’è nulla di locale, un vero mistero».

Nel preaccordo firmato il 28 febbraio 2018 tra il governo Gentiloni e i presidenti di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si scrive che le regioni potranno gestire parte delle risorse fiscali raccolte sul territorio. Che sia l’Iva o l’Ipef lo deciderà il Mef: lei che ne pensa?

«Mi pare che le regioni a statuto speciale siano 5 in Italia e solo al Trentino Alto Adige è riconosciuta la facoltà di trattenere i 9 decimi del prelievo fiscale. È evidente che né il Veneto né la Lombardia potranno mai gestire i 9 decimi di tasse, altrimenti salta l’Italia. Ritengo invece molto opportuno il trasferimento di quote di aliquote fiscali dallo Stato alle tre regioni con l’autonomia differenziata, ma è evidente che non si può intaccare il principio di unità del Paese».

Professor Cottarelli, cosa ne pensa del governo Salvini-Di Maio?

«La sfida cruciale è vedere cosa farà con la Legge di Stabilità. L’orientamento preso negli ultimi giorni ha fatto ridurre lo spread e ciò dimostra che non esiste la congiura internazionale dei mercati contro l’Italia. Se il governo gialloverde fa delle scelte ragionevoli, lo spread scende». —



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