Veneto, autonomi a rischio povertà quasi tre volte più dei dipendenti: «La flat tax a 100mila euro è una bolla di sapone»
A Nordest il rischio povertà riguarda l’11,4% dei lavoratori autonomi, contro il 4% dei dipendenti. In Veneto sono quasi 315.600 i titolari di partita Iva, di cui 149.254 forfettari. L’innalzamento della soglia fiscale coinvolgerebbe appena 41mila contribuenti in tutta Italia. I dati della CGIA di Mestre

Il lavoro autonomo continua a rappresentare una delle componenti più esposte alla fragilità economica. Nel Nordest il rischio povertà per chi lavora in proprio è infatti quasi tre volte superiore a quello dei lavoratori dipendenti: l’11,4% contro il 4%. Un divario significativo, che a livello nazionale resta comunque molto ampio: la percentuale sale al 18,8% tra gli autonomi, mentre si ferma al 7,9% tra i salariati.
È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, basata sui dati riferiti al 2025, che riporta al centro dell'attenzione il tema delle tutele sociali per le partite Iva. Una categoria spesso associata alla flessibilità e all'indipendenza professionale, ma che deve fare i conti con una maggiore esposizione alle difficoltà economiche e con una rete di protezione decisamente più debole rispetto a quella garantita ai dipendenti.
Partite Iva, autonomia senza paracadute
In Veneto i titolari di partita Iva che hanno presentato la dichiarazione dei redditi relativa al 2024 sono 315.562. Numeri importanti, che raccontano il peso del lavoro autonomo nel sistema economico regionale. Ma dietro questa platea si nasconde una condizione di vulnerabilità che riguarda soprattutto i lavoratori più piccoli e privi di una struttura organizzativa.
A differenza dei dipendenti, gli autonomi non possono generalmente contare su ferie retribuite, tredicesima, quattordicesima, Tfr e sulle medesime garanzie in materia di malattia. Quando si fermano per problemi di salute o sono costretti a sospendere temporaneamente l'attività, anche il reddito rischia di interrompersi.
La situazione diventa ancora più difficile nei periodi di crisi. Gli autonomi non possono accedere alla Cassa integrazione guadagni, mentre in caso di cessazione dell'attività non beneficiano della Naspi, l'indennità di disoccupazione prevista per i lavoratori dipendenti. Per alcune categorie esiste l'Iscro, ma si tratta di uno strumento con una copertura limitata.
Una condizione che, secondo la CGIA, rende necessario ripensare il sistema di welfare, estendendo le protezioni anche a chi lavora in proprio, senza compromettere l'autonomia professionale.
Il regime forfettario compie dieci anni
Per sostenere le partite Iva più piccole, nel 2015 il Governo Renzi ha introdotto il regime forfettario, caratterizzato da un'imposta sostitutiva del 15% sul reddito determinato attraverso coefficienti di redditività differenziati in base all'attività svolta. L'aliquota scende al 5% per i primi cinque anni di attività, in presenza dei requisiti previsti.
Dal 2016 il regime forfettario è diventato l'unico sistema agevolato di riferimento per questa categoria di contribuenti, sostituendo i precedenti regimi fiscali agevolati.
In Veneto i contribuenti che hanno scelto questa formula sono 149.254. Si tratta prevalentemente di professionisti e operatori economici con strutture ridotte, spesso senza dipendenti e con ricavi contenuti. Tra i settori maggiormente rappresentati figurano la sanità privata, con psicologi, medici e fisioterapisti, che costituisce il 10,3% delle libere professioni, seguita dalle attività tecniche ed edilizie, dagli studi legali e dalla consulenza aziendale e manageriale.
Secondo la CGIA, sono soprattutto giovani professionisti, spesso caratterizzati da livelli di reddito relativamente contenuti.
Bolzano e Trento in testa per reddito medio
Sul fronte della distribuzione territoriale, la Lombardia è la regione con il maggior numero di contribuenti forfettari: circa 356.500. Seguono il Lazio, con oltre 231mila, e la Campania, che supera quota 177mila.
La classifica cambia se si considera il reddito medio dichiarato. In questo caso a guidare è la Provincia autonoma di Bolzano, dove nel 2024 i contribuenti forfettari hanno dichiarato mediamente 20.450 euro. Al secondo posto si colloca Trento, con 19.280 euro, seguita dalla Lombardia con 19.260 euro.
La media nazionale si attesta invece a 17.190 euro, mentre la Calabria chiude la graduatoria con 14.070 euro.
Flat tax fino a 100mila euro: la misura riguarda appena il 2% dei forfettari
A far discutere è anche l'innalzamento della soglia del regime forfettario previsto dal disegno di legge di Bilancio 2027. La proposta porta il limite di ricavi e compensi da 85mila a 100mila euro, prevedendo l'uscita immediata dal regime agevolato oltre i 115mila euro. Sul fronte Iva resterebbero invece i limiti attuali: 85mila euro, con uscita in corso d'anno al superamento dei 100mila.
Il provvedimento ha alimentato le polemiche politiche e sindacali, con le opposizioni che contestano una disparità di trattamento rispetto ai lavoratori dipendenti con redditi analoghi.
La CGIA, pur non nascondendo le proprie perplessità sulla misura, invita però a ridimensionarne la portata effettiva. Secondo la relazione tecnica, il costo per le casse pubbliche sarebbe di 260 milioni di euro all'anno, pari a circa l'1% del valore complessivo della manovra.
Ma soprattutto, i beneficiari sarebbero appena 41mila partite Iva in tutta Italia, di cui circa 4-5mila in Veneto. Una platea ridotta rispetto agli attuali 1.996.469 contribuenti forfettari: l'incremento sarebbe infatti di appena il 2%.
C'è poi un altro elemento che ridimensiona ulteriormente l'impatto della misura: l'82% dei contribuenti forfettari dichiara ricavi inferiori a 50mila euro. La maggioranza, dunque, non sarebbe direttamente interessata dall'innalzamento della soglia.
La conclusione dell'Ufficio studi della CGIA è netta: molto rumore per una misura destinata a incidere su una quota marginale del popolo delle partite Iva. Una discussione politica che rischia di concentrarsi su un intervento limitato, lasciando sullo sfondo il problema più importante: la mancanza di adeguate tutele sociali per milioni di lavoratori autonomi.
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