Prof uccisa a coltellate, il messaggio inviato dopo la morte: i nuovi indizi sul delitto

Nuovi elementi nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Guerra: un messaggio inviato dal nipote dopo il delitto potrebbe essere un tentativo di depistaggio. Ecco cosa potrebbe rivelare la perizia sugli smartphone

Edoardo Fioretto
Omicidio Chiara Guerra, nuovo indizio: messaggio inviato dopo la morte della zia
Omicidio Chiara Guerra, nuovo indizio: messaggio inviato dopo la morte della zia

Il messaggio potrebbe essere partito quando Chiara Guerra era già morta. Poche parole mandate al telefono della zia nel pomeriggio di giovedì, dopo l’omicidio e dopo il trasporto del corpo verso il Malgher: una frase ordinaria.

Una richiesta di incontro. Ma proprio per questo ora diventa un indizio. Il 17enne accusato di aver ucciso la professoressa della scuola media Toniolo potrebbe aver tentato di costruire una distanza tra sé e il delitto.

Gli orari

Alle 14.06 di giovedì il ragazzo sarebbe stato ripreso da una telecamera mentre spingeva una carriola con il corpo della zia verso il canale. Poco dopo, o comunque nello stesso pomeriggio, avrebbe inviato quel messaggio. Se l’orario sarà confermato dall’analisi dei telefoni, il significato sarà difficile da equivocare: scrivere a una persona che si sa già morta può servire a simulare normalità, a creare un alibi, a mostrare una finta attesa.

Per questo i cellulari sequestrati diventano centrali. Quello del ragazzo e quello di Chiara saranno analizzati nei messaggi, nelle chiamate, negli spostamenti registrati dal gps e dalle celle telefoniche. Serviranno a fissare gli orari, ma anche a chiarire rapporti, tensioni e movente. A misurare la distanza tra ciò che il 17enne ha raccontato e ciò che gli strumenti diranno.

Mercoledì, davanti al gip del tribunale per i minorenni di Trieste, il giovane avrebbe sostanzialmente confermato le proprie responsabilità.

L’udienza ha segnato un altro passaggio, ma non ha chiuso il quadro. Resta da trovare l’arma del delitto, gli abiti sporchi di sangue, stabilire i tempi esatti, e l’eventuale ipotesi – per ora non confermata – di una premeditazione. Restano anche i movimenti successivi alle coltellate: quelli in cui, secondo l’ipotesi investigativa, il ragazzo avrebbe provato a ripulire, nascondere, sviare.

La casa

C’è poi la casa. Venerdì una collega della vittima, preoccupata per la sua improvvisa scomparsa, avrebbe trovato l’abitazione aperta con le stanze parecchio in disordine. Il 17enne è entrato dopo l’omicidio per cercare qualcosa? Ha messo a soqquadro gli ambienti alla ricerca di un telo con cui avvolgere o legare il corpo? Oppure ha cercato di simulare il passaggio di ladri, trasformando un omicidio familiare in una rapina finita male? Sono domande aperte.

La finta

Il giorno dopo, venerdì, sarebbe stato proprio lui ad aprire la porta ai carabinieri arrivati dopo le segnalazioni sulla scomparsa della 53enne. Ai vicini sarebbe apparso tranquillo, rilassato. Nessuna agitazione evidente. Nessuna apprensione percepibile per la zia sparita. Un atteggiamento che oggi pesa perché contrasta con la confessione.

L’altra ricerca riguarda il coltello. Le prime ricostruzioni parlavano di un coltello da cucina. In versioni successive, invece, il ragazzo avrebbe indicato un coltellino che aveva con sé, in tasca. L’arma non è stata trovata. È uno degli oggetti mancanti insieme agli indumenti macchiati durante l’aggressione. Chiara sarebbe stata colpita con una ventina di coltellate, ma sarà l’autopsia completa a stabilire il numero esatto.

Non si può escludere che gli accertamenti possano portare anche gli inquirenti a spingere sull’aggravante della crudeltà, visto che ha anche provato a dare fuoco al corpo.

Dopo i primi giorni di ricerche nel punto indicato dal diciassettenne, l’attenzione si è spostata sull’ansa del canale vicino alla chiesa di San Stino. I carabinieri stanno operando con strumenti dedicati, più mirati rispetto a quelli usati nella prima fase dai vigili del fuoco. Finora, però, senza esito. Il Malgher tace.

I due tempi

È possibile che il ragazzo, dopo aver scaricato il corpo, sia tornato verso casa, abbia pulito la legnaia e poi sia risalito sull’argine in un punto diverso, per liberarsi dei vestiti sporchi e del coltello senza attirare l’attenzione. È una delle ipotesi.

Spiegherebbe perché le ricerche si siano allargate e perché gli investigatori non guardino più soltanto al punto indicato nella confessione. Il delitto, se questa ricostruzione fosse confermata, non sarebbe finito con il corpo gettato nel canale. Sarebbe continuato nei gesti successivi: pulire, spostarsi, cancellare.

San Stino resta fermo davanti a una storia che non riesce ancora a comporre. Le vie basse del paese, la scuola, la casa, il canale, la chiesa. Tutto è diventato mappa di un delitto che ancora lascia sgomento tra le sue 12.000 anime. Chi ha visto il ragazzo nelle ore successive ripete lo stesso stupore che risuona da giorni: sembrava normale.

 

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