Zennaro, tutto da rifare. I sudanesi fanno saltare il tavolo della trattativa

Il miliziano ritira tutte le proposte fatte e ritiene priva di valore la lettera d’impegno del nostro ambasciatore a Khartoum

VENEZIA. Uno schiaffo alla nostra diplomazia. I sudanesi, controparte di Marco Zennaro nella vicenda dei trasformatori ritenuti non conformi, si sono rimangiati ieri tutte le offerte messe sul piatto dell’accordo che loro stessi avevano cercato e proposto. In questo modo hanno mandato all’aria il tavolo della trattativa rendendo inutili gli impegni che si era preso il nostro ambasciatore a Khartoum Gianluigi Vassallo. Una mazzata, ennesima, sul morale di Marco Zennaro arrivato in Sudan il 18 marzo dello scorso anno e che dal 1º aprile successivo è prigioniero di quel paese. Infatti non può lasciare il Sudan fino a quando non sarà finita la vicenda giudiziaria.

Quindi si riparte da zero con delle proposte dei sudanesi assai singolari e molto probabilmente irricevibili, soprattutto perché non ci sono garanzie che il divieto di lasciare il paese a Marco venga tolto e che i trasformatori vengano rispediti in Italia. È evidente che i sudanesi vogliono i soldi che avevano chiesto fin dall’inizio: 975 mila euro. Ora che con una mossa inspiegabile prima, ma adesso chiara, hanno fatto sì che il fascicolo del processo venisse spostato in Corte d’Appello, hanno ulteriore tempo per continuare a tirare la corda. Infatti il processo non è più davanti alla corte che stava arrivando ad una sentenza. E molto probabilmente favorevole a Marco. Chissà quando i nuovi giudici prenderanno in mano il fascicolo per valutare il ricorso presentato, rispetto al procedimento iniziale, da l’ex partner commerciale di Zennaro.

Società sudanese a cui Marco aveva già versato 400 mila euro quando era stata sollevata la non conformità dei trasformatori. È evidente oramai che la vicenda giudiziaria è solo una copertura per quella che sta diventando una estorsione. Erano stati i sudanesi ad un certo punto a dire che a loro bastavano “solo” 400 mila euro dei 975 mila inizialmente richiesti per far togliere il divieto a Marco di lasciare il Sudan. O eventualmente al posto dei soldi pretendevano una lettera dell’ambasciatore nella quale il diplomatico si impegnava a pagare i 400 mila euro in caso di condanna di Marco. Ma ieri, nella riunione tra le parti che doveva essere quella decisiva per la firma dell’accordo, il miliziano che sta devastando la vita di Marco, ha fatto saltare tutto. Si tratta di Abdallah Esa Yousif Ahamed, zio di Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemeti. Quest’ultimo è il generale sudanese a capo delle milizie adesso al governo del Paese dopo il colpo di stato di fine ottobre. È Ahamed ad imputare a Zennaro la fornitura di una partita difettata di trasformatori di energia e per questo aveva chiesto 975 mila euro per ritirare la denuncia. A manovrare tutto comunque sarebbe in realtà Hemeti.

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