Vinyls, dopo gli arabi arrivano i russi

L'ex magnate della Yukos Oil dietro l'offerta del fondo svizzero Scettici i commissari e l'Eni di fronte all'arrivo di nuovi investitori
La sede di Vinyls
La sede di Vinyls
 Dopo il voltafaccia degli arabi del Ramco Group, si fanno avanti misteriosi finanzieri russi, con un passato di manager nel gruppo russo Yukos. La loro offerta d'acquisto - presentata formalmente dal fondo finanziario «Gita» con sede a Zurigo - è l'unica delle tre presentate ai commissari straordinari Pizzigati, Simeone e Appeddu, che prende in considerazione degli impianti di Porto Marghera di Vinyls. Sulle tre proposte i commissari presenteranno, «al più presto» una relazione al ministero dello Sviluppo.  Intanto, nel corso di un incontro tenutosi al ministero dello Sviluppo l'altro ieri tra sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil e alti funzionari ministeriali, è emerso che questa terza offerta - a differenza delle altre due (Dioki Group e Igs spa) che riguardano gli impianti Di Vinys presenti a Ravenna e Porto Torres - ipotizza, addirittura, l'applicazione dell'Accordo di Programma per la chimica di Porto Marghera (del 1998) per il rilancio di tutto il ciclo del cloro, che comprende sia gli impianti del cvm/pvc di Vinyls fermi da oltre un anno, sia il clorosoda di Syndial già smontato e bonificato. Il problema - stando a quanto comunicato dal ministero ai sindacalisti dei chimici - è che gli stessi commissari straordianari e anche dirigenti di Eni avrebbero già dato una valutazione negativa all'offerta del fondo svizzero. A non convincere, malgrado le disponibilità finanziarie messe in campo dai russi, è la mancanza di un vero e proprio «piano industriale» e il fatto che il fondo finanziario svizzero che ha presentato l'offerta ai commissari (dopo aver visionato documenti e bilanci di Vinyls in data room) opera in conto di non meglio precisati ex manager e dirigenti della Yukos Oil, la società dell'ex magnate del petrolio russo, Mikhail Khodorkovski, tra i più ricchi di Russia, arrestato nel 2003 con l'accusa di frode ed evasione fiscale. Nel 2005 è stato condannato a otto anni di carcere a conclusione di un processo che ha sempre ritenuto essere motivato politicamente, accusando in particolare l'allora presidente e attuale premier Vladimir Putin di esserne il regista. (g.fav.)

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