Verso la battaglia per la libertà Il capo in carcere studia le carte

Difese pronte a ricorrere al tribunale del riesame  contro le misure cautelari Si valutano eventuali azioni per dissequestrare gli immobili

PORDENONE

Le difese dei quindici indagati sottoposti a misura cautelare (10 obblighi di dimora, 4 arresti domiciliari, 1 custodia in carcere) sono pronte a ricorrere al tribunale del riesame di Trieste per ottenere un affievolimento o la revoca della misura cautelare. L’avvocato Luca Ponti, che difende il principale indagato, il trader portogruarese Fabio Gaiatto, 43 anni, e l’avvocato Maurizio Miculan, che assiste Najima Romani, 31 anni, lignanese trapiantata a Portovecchio, stanno valutando anche di proporre l’istanza di dissequestro del patrimonio immobiliare del valore di 3,7 milioni di euro al tribunale di Pordenone. Gli atti non sono ancora stati depositati: i legali stanno studiando più di 5 mila pagine, contenute nei faldoni dell’inchiesta, per preparare il ricorso. Con ogni probabilità l’istanza di riesame delle misure personali sarà depositata all’inizio della prossima settimana.

In carcere, al castello di Pordenone, Fabio Gaiatto, 43 anni, studia le carte e annota le sue osservazioni. Soltanto lui potrà ricostruire le iniziative finanziarie all’estero delle varie società a lui ricondotte dagli inquirenti. I flussi di denaro sono tracciati in entrata, ma non si conosce la destinazione. «In ogni caso nessuno ipotizza che Gaiatto lo abbia preso a titolo personale», ha precisato l’avvocato Ponti. Il trader, ritenuto dagli inquirenti la mente dell’associazione per delinquere, non si è lasciato abbattere dagli eventi. Fiducioso anche l’avvocato Remo Lot, che difende lo sportivo Massimiliano Franzin: «La situazione non è come è stata dipinta nell’ordinanza. Franzin era convinto della bontà dell’operazione e della capacità di Gaiatto di far fruttare il capitale». —

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