Mestre, oltre mille al Piraghetto per ricordare Jack Gobbato

A due anni dalla morte di Giacomo Gobbato, il parco del Piraghetto ha riunito più di mille persone per la cena di quartiere. Cittadini, associazioni, comunità straniere e rappresentanti politici hanno ricordato Jack e rilanciato l’impegno per una città sicura, aperta e inclusiva

Mitia Chiarin
In 500 a Mestre per Jack Gobbato: "Città più forte dell'odio"
In 500 a Mestre per Jack Gobbato: "Città più forte dell'odio"

Martedì sera il parco del Piraghetto si è riempito di ben più di mille persone, arrivate per la cena di quartiere per ricordare Giacomo Gobbato, il giovane mestrino morto mentre cercava di salvare una donna, aggredita da un balordo in Corso del Popolo. Due anni dopo la tragedia, Giacomo Gobbato, per tutti Jack, continua a vivere.
Il suo impegno continua nell’attività degli amici e delle amiche del laboratorio Pandora e del Rivolta. Con loro ieri sera al parco c’era un grosso pezzo di città. Cinquecento i posti a sedere per la cena condivisa, dove ognuno porta qualcosa da condividere con gli altri.

Mestre, al Piraghetto la cena per Jack: "Una città più forte dell’odio"

Molte di più le persone passate a dare una testimonianza di presenza, ad ascoltare la musica dei gruppi amici di Gobbato che si sono esibiti, a d esserci perché sentivano che era giusto farlo, parlando con le altre persone. Presenti i due presidenti di Municipalità di Mestre e Venezia, Gennaro Marotta e Giovanni Pelizzato. Il primo del centrodestra, il secondo di centrosinistra. Marotta ha promesso di pensare ad un modo per ricordare in città Giacomo Gobbato. Presenti i consiglieri del gruppo del Partito Democratico, con la capogruppo Giulia Albanese.

E la pattuglia di Avs e altri partiti di sinistra. In prima fila con una tavolata gli Amici del parco di San Giuliano e i Giuristi democratici, il gruppo di lavoro di via Piave, le famiglie dell’associazione Viva Piraghetto. E poi tantissimi cittadini e cittadine, anche di varie comunità straniere, in primis del Bangladesh, ma non solo. Tutti decisi a mantenere vivo l’impegno per una città più sicura, ma aperta all’integrazione e al dialogo nato dalla mobilitazione dei diecimila che nel 2024 marciarono in città sotto lo slogan di “Riprendiamoci la città”.

Dopo giorni di tensione il parco, al centro delle incursioni degli influencer del degrado, di destra, contro la preghiera dei cittadini del Bangladesh del venerdì, le scritte anti-Islam che hanno deturpato il parco e pure la vicina scuola Battisti-Cesare con lo striscione di Veneto Fronte skinheads, il quartiere ritrova la pace. Almeno per una sera.

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