Veritas: «L’azienda non vuol pagare i costi dell’acqua inquinata»

Ad un anno dal disastroso incendio che ha distrutto l’azienda chimica 3 V Sigma a Marghera i lavori per la ricostruzione non sono ancora iniziati.

Da una parte sindacati e lavoratori sostengono che la burocrazia frenerebbe la soluzione della gestione delle acque affidata per il Petrolchimico al consorzio Sifa. Per risolvere la questione sindacati e azienda hanno ottenuto per il prossimo 23 aprile la convocazione di una riunione urgente dell’Unità di crisi regionale alla presenza dell’assessore Elena Donazzan. Dall’altra Veritas rigetta le accuse e spiega che la colpa è dell’azienda che finora non ha onorato gli impegni. «Si afferma», dice Veritas, «che la burocrazia frena la ripresa alla 3V Sigma. La realtà è molto diversa: l’azienda non sembra voler onorare né gli impegni presi sia all’interno del tavolo aperto dalla Prefettura dopo l’esplosione e l’incendio dello scorso 15 maggio 2020, né quelli presi in precedenza. Anzi, la volontà di non assolvere agli obblighi nei confronti dei gestori dei servizi pubblici è precedente all’incidente. 3V Sigma ha utilizzato durante l’emergenza anche i servizi di Sifa, riempiendo con i propri liquami inquinati i depositi di emergenza e di gestione di Sifa, destinati agli utenti allacciati al depuratore SG31, tra i quali peraltro non c’era e non c’è 3V Sigma. Liquami che, senza il supporto di Sifa, sarebbero finiti in laguna. Ora 3V Sigma non intende accollarsi gli oneri del servizio, scaricandoli sulla collettività». La Femca Cisl che aveva denunciato il problema torna sulla vicenda e sottolinea che non è importante capire di chi sia la colpa ma risolvere il problema e far ripartire l’azienda. «Che il problema delle concessioni negate da parte di Sifa sono meramente di natura economica», spiega Francesco Coco per Femca Cisl, «lo avevamo già sottolineato. Il nostro messaggio era ben diverso: tergirversare non serve. Se 3vSigma non riuscirà ad ottenere le concessioni per la gestione delle acque di scarto del sito, il rischio è di trainare nel baratro altri due importanti siti, Mozzo e Grassobbio, situati nel Bergamasco e che nel complessivo danno lavoro a circa 200 lavoratori escludendo tutto l’indotto».

«Da circa un anno dall’incidente, 3vSigma», aggiunge Coco, «sta facendo fronte a costi di svariati milioni Non possiamo permetterci più di vedere sgretolare un altro pezzo della chimica di Porto Marghera. Bisogna dare ossigeno alle famiglie che stanno sopravvivendo con ammortizzatori sociali. I lavoratori nel sito di Marghera sono ora comunque ridotti da 50 a 25». —



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