L’appello di Venturini dalla Bissuola: «Scegliete un sindaco figlio di questa città»

Il candidato del centrodestra e la festa di chiusura alla Bissuola con Crosetto. «Il parco Albanese è il simbolo di come Mestre è cambiata in meglio». Il ministro: «Candidatura guadagnata sul campo, vale la pena combattere»

Marta Artico
Simone Venturini, il ministro Crosetto e i rappresentanti del centrodestra
Simone Venturini, il ministro Crosetto e i rappresentanti del centrodestra

«Scegliete Venezia, scegliete un sindaco che conosca la città, che non debba guardare sulle mappe dov’è Mazzorbo, dov’è Ca’ Sabbioni o la Gazzera o che si perda a Marghera se lo lasciano solo. Scegliete un sindaco che conosca la macchina, un sindaco che sia figlio di questa città, non un sindaco calato dall’alto che si scopre veneziano a sei mesi dal voto».

Simone Venturini, il candidato della coalizione di centrodestra, ha perso la voce e quattro chili durante la campagna elettorale, che ha deciso di chiudere con una festa al parco della Bissuola, in quello che definito il simbolo del cambiamento di Venezia. «Qui una volta c’erano i blindati dei lagunari, bisognava venire con la scorta», ha esordito, «ricordate i cubi dello spaccio? Oggi c’è un centro civico pieno di adolescenti, un parco animato da ragazzi che fanno sport, c’è la bocciofila, le palestre, è uno dei simboli in piccolo dei grandi lavori eseguiti in questi anni, che unisce tanti luoghi simbolici». Panini e birre per tutti, tagliandi per fare la fila ai gazebo, panche per mangiare, un'area off limits e un grande palco.

A lanciare la volata al delfino di Brugnaro verso il voto, è giunto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ieri pomeriggio ha dapprima avuto un vertice con Fratelli d’Italia all’M9, poi è arrivato assieme a Venturini nel polmone verde, ha scattato selfie e ha parlato per primo dal palco. «Non ho fatto campagna da nessuna parte d’Italia, avevo tre ore e ho deciso di venire qui, e non a caso. A Venezia i partiti hanno fatto tutti un passo indietro, per fare una scelta di cuore». Poi rivolto a Venturini: «Sei stato scelto non perché hai un partito forte alle spalle, ma perché te lo sei guadagnato sul campo, senza servire nessuno. Non hanno scelto un senatore intellettuale, un nome famoso a livello nazionale, ma una persona che conoscesse Mestre, Venezia, i cittadini, gli operai, uno che avesse camminato e respirato l'aria della città e che ha l'energia per cambiare. So che non è una campagna facile, vincere non dipende dalla mia presenza ma da voi e da quello che farete da qui alle prossime ore, ma sono convinto che per Venezia valga la pena combattere».

Sotto al palco bandiere di Fratelli d’Italia, della Lega, magliette gialle e blu. Giovani e meno, volti noti, assessori uscenti. Seduto tra gli amici, anche l’ex assessore, Renato Chisso. Sul palco Cesare Busetto, segretario del Partito dei Veneti, l’onorevole Martina Semenzato, il segretario veneto di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon, il vice coordinatore comunale di Forza Italia Roberto Ferrara, Paolo Bonafè per l’Udc, il commissario della Lega Andrea Tomaello.

Atmosfera di festa tra il pubblico, simpatizzanti e attivisti che si riprendevano mentre cantavano l’inno d’Italia con le bandiera alzate.

Crosetto ha fatto un passaggio sul porto: «Questa città è diventata quello che è grazie al mare, e io penso che il mare possa continuare a creare ricchezza. Quando si blocca un pezzo di mare, lo vediamo oggi cosa succede: non usare quello che ha reso grande Venezia per rendere ancora più grande questo territorio nei prossimi anni è una follia». E ancora: «Penso che la capacità di creare ricchezza, innovazione e tecnologia sia fondamentale, e in questa città unire la capacità industriale e manifatturiera con il vantaggio di essere uno dei grandi porti, non soltanto europei ma internazionali, è una sicurezza di futuro».

Tra i refrain della serata, le grandi opere che non devono essere bloccate dai partiti del No e l’ex Villaggio Sinti, richiamato come esempio dei soldi buttati dalle giunte di sinistra che «hanno messo le mani in tasca ai cittadini», assieme al denaro «investito dalle sinistre nei centri sociali», mentre il pubblico batteva le mani sempre più forte.

La stoccata sui bengalesi, leit motiv della campagna elettorale, è toccata al segretario della Lega, Speranzon: «Qui si sventolano le bandiere con il Leone di San Marco e dell’Italia, la nostra cultura. Le sole bandiere che sventola il centrosinistra sono quella della pace, della Palestina, della Francia visto che c’è l’endorsement del sindaco di Parigi, e del Bangladesh». E ancora: «In passato i vostri soldi venivano usati per acquistare il Centro Rivolta, palestra dove si addestrano i giovani che assaltano e distruggono, questa amministrazione ha scelto altre palestre, campi e centri sportivi».

Il microfono è poi rimbalzato nuovamente a Venturini, che ha lanciato un appello finale: «Questa sera, quando tornate a casa, inizia una campagna silenziosa e sobria, rivolta alle persone che vedrete alle quali dovrete ricordare l’impegno elettorale. Noi ci candidiamo per far vincere Venezia su altri interessi che hanno sede a Roma o in altri potentati. Il nostro programma è fatto di azioni e non di principi filosofeggianti e ideologie. Loro vogliono chiudere porto, fabbriche e moltiplicare la spesa pubblica, vogliono creare decine di consulte, tavoli e osservatori perché non vanno d'accordo su nulla: scegliete una città che vuole crescere e non un città che sarà ostaggio delle paure».

 

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