Venezia: un infarto stronca Giorgio Brianese, allievo di Severino

VENEZIA. Aveva fatto della filosofia la sua ragione di vita il professor Giorgio Brianese, morto domenica dopo un infarto. Brianese, 63 anni, era professore associato di Filosofia teoretica all’Università Ca’ Foscari. Venerdì aveva festeggiato il suo compleanno e il 30 marzo sarebbe tornato nell’aula virtuale per iniziare il corso avanzato in Ermeneutica filosofica per gli studenti di Filosofia. L’università veneziana è in lutto. Allievo di Emanuele Severino, si è sempre interessato alle valenze esistenziali e biografiche del discorso filosofico e alle relazioni tra filosofia, letteratura e musica. Si era occupato del pensiero dei filosofi Carlo Michelstaedter e Arthur Schopenhauer, di Nietzsche, Dostoevskij, Gentile. Dal 2005 era professore associato e insegnava Ermeneutica filosofica per la laurea triennale e Filosofia teoretica per la laurea magistrale. Dal 1979 al 1984 insegnò materie letterarie in scuole medie e Superiori. Lo piangono in tanti in queste ore, come l’ex compagno di studi, il veneziano Massimo Donà: «Giusto 15 giorni fa in videoconferenza con l’Ases ci eravamo visti per un lavoro collettivo in ricordo del maestro Severino. Giorgio era uno studioso serissimo. All’università era rimasto choccato, come me, dal pensiero di Severino e ne è stato poi negli anni il più stretto collaboratore. Io invece poi ho preso altre strade. È stato tra i primissimi in Italia a studiare il lavoro di Stetter, ben prima dell’attuale notorietà», dice Donà. L’attività di pubblicazione di Brianese è stata florida: molti i suoi lavori per Mimesis ma ha pubblicato anche per Einaudi.
Toccante il ricordo di un suo studente, Pedro Manuel Bortoluzzi. «Mestre ha perso un suo vero filosofo, di cui mi onoro di essere stato allievo». E continua: «Senza attirare grande attenzione su di sé, concentrò il suo lavoro sull'insegnamento della Propedeutica filosofica, nella ferma convinzione che la somma attività filosofica consista innanzitutto nell'introdurre l'uomo alla filosofia».
E costruiva le lezioni per spiegare il pensiero di Emanuele Severino, «sulla base delle domande degli alunni, dimostrando quindi quella inesauribile “volontà di accoglienza” che teorizzò in un suo recente scritto. Nel dialogo con gli studenti, la filosofia non era una sapienza astratta contenuta nei libri, bensì vita, esperienza concreta. Egli sapeva, per dirlo con le parole di uno dei suoi autori, Carlo Michelstaedter, rispettare nei suoi studenti ciò che essi stessi in sé non rispettavano, facendolo venire fuori nel dialogo, rendendolo più chiaro e quindi vero. Molti di questi alunni mi stanno scrivendo, comunicandomi il loro dolore». La città, spera il giovane, deve «ricordare il grande servizio che il suo lavoro, anche se poco visibile, ha reso alla cultura». Brianese viveva in via Toti con la amata moglie. La data dei funerali non è stata ancora comunicata. —
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