Mestre è la vera città metropolitana
Il candidato del centrosinistra rilancia il ruolo della terraferma: più autonomia, servizi, sicurezza e un progetto metropolitano per Venezia. La lettera al nostro giornale

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del candidato sindaco del centrosinistra.
Di Andrea Martella
“Mestre, con tutto l’arcipelago di comunità della terraferma, è una delle grandi risorse strategiche della città metropolitana veneziana e del Veneto tutto. Ha spazio, connessioni, accessibilità, funzioni urbane, anche quelle che, per la sua conformazione fisica, la città insulare non può ospitare integralmente. È il nodo in cui si incontrano porto, aeroporto, ferrovia, autostrade, università, sistema produttivo del Nordest, un polo metropolitano europeo, capace di unire la forza internazionale di Venezia con la modernità urbana.
L’amministrazione uscente non ha avuto la capacità di sostenere questa realtà, le ha tolto gli strumenti di autogoverno decentrato, ignorando la complessità della sua conformazione fisica e della storia delle diverse comunità che, da sempre, la costituiscono. A queste comunità noi restituiremo gli strumenti di governo decentrato – le Municipalità, e di partecipazione – le Consulte, i Forum.
La sensazione di debolezza che scaturisce dalla perdita di funzioni, dal calo dei residenti, dall’abbassamento della vitalità del commercio e della produzione, dalle difficoltà della vita pubblica, non è frutto della sola complessità della fase storica generale ma dell’incapacità dell’amministrazione locale di cogliere le opportunità e gli sforzi vitali che moltissime persone, famiglie, categorie, forze sociali ed economiche, compiono ogni giorno.
Eppure, Mestre con la terraferma può essere uno dei luoghi chiave in cui tutta la realtà veneziana torna a crescere producendo innovazione, impresa legata alla sostenibilità, nuovi servizi, nuovi spazi urbani, quartieri più vivibili e meglio collegati. Un luogo in cui ritrovare la propria storia a lungo rimossa, per riappropriasene. Per questo realizzeremo subito il Museo della città di Mestre e del territorio.
Una città che sia in grado di trattenere giovani che studiano qui ma poi sono costretti ad andare altrove, un luogo per garantire lavoro qualificato e non solo economie fragili e precarie. Una città “anfibia” e metropolitana, unica in Europa. Un modello di sviluppo che non sceglie tra acqua e terra, tra passato e futuro, tra identità e innovazione, ma tiene insieme tutto in un’idea originale, unica, in un progetto che non ha paragoni. Una grande e complessa città dalla forza culturale e simbolica internazionale, con piena accessibilità e capacità di ospitare funzioni urbane e industriali contemporanee. Una città in grado anche di reinventare sul mare il futuro del suo grande porto, integrato nel sistema Alto Adriatico come porto guida.
Una città che garantisce sicurezza e serenità a chi ci vive e lavora e ne fruisce in ogni modo. Lo ha spiegato molto bene Franco Gabrielli, già capo della Polizia di Stato, nella giornata che abbiamo passato insieme a Mestre la settimana scorsa. Presidio del territorio e contrasto all’illegalità sono indispensabili, ma la sicurezza è prodotto dello sviluppo e della coesione, non del solo controllo. Una città è più sicura quando è viva e offre opportunità; quando ci si viene a studiare, a vivere, a svolgere lavori qualificati, quando vi sono spazi pubblici vissuti, servizi tempestivi e funzionanti, relazioni sociali ricche, presenze quotidiane desiderabili.
Per questo Mestre e la terraferma hanno bisogno di tornare al centro di un progetto urbano forte e, finalmente, coerente con una natura e una geografia che le vede ambiti cruciali di un grandioso unicum territoriale e culturale.
Questo è il cuore della grande metropoli del Nordest. Servono, adesso, davvero, il coraggio e la forza di governarne, insieme, il destino.”
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