Il video choc prima di annegare: «Mi inseguono, vogliono farmi del male»
Spuntano due video in cui la vittima, Jamel Mallat, viene accerchiato da alcuni connazionali. Quella che sembrava una caduta autonoma, ora assume i contorni di una vicenda meno trasparente e legata ad una faida tra le note famiglie rivali dei Sakka e Mallat, entrambe tunisine

Nel video, gli ultimi istanti di vita di Jamel Mallat, il ventiduenne tunisino che all’alba di martedì 6 maggio è annegato nel canale del rio di San Polo.
A distanza di due giorni dall’inizio delle indagini dei carabinieri, quello che in un primo momento sembrava essere un tragico incidente, una caduta autonoma dovuta forse ad uno stato di abuso alcolico, ad oggi assume i contorni di una vicenda meno trasparente e legata ad una faida tra le note famiglie rivali dei Sakka e Mallat, entrambe tunisine.
Lo testimoniano i video e i racconti dei familiari: Jamel Mallat poche ore prima di morire, cadendo tragicamente nel canale, aveva tempestato di messaggi e telefonate i suoi familiari, spiegando di essere seguito, di avere paura che gli succedesse qualcosa, di non poter far nemmeno ritorno nella sua casa di Mestre per via della certezza che chi gli voleva fare del male lo stesse aspettando proprio là.
Alcuni video sono stati anche inoltrati ai familiari di Jamel proprio nel corso di quella stessa serata.
Sono almeno due: uno in cui il ventideuenne tunisino viene accerchiato da altri connazionali e in cui si riprende una discussione molto animata.
Un secondo in cui, scappando in pieno centro storico, Jamel grida in arabo: «Posa quel coltello e seguimi».
Riprese che secondo i familiari di Jamel avrebbero cominciato a girare nelle chat di parenti e amici di Jamel con l’unico intento di intimidire. «Sappiamo perfettamente chi ha fatto del male a Jamel», spiega il cugino del ventiduenne annegato.
«Qualche giorno prima aveva ricevuto una minaccia, sapeva che qualcuno lo stava cercando. Hanno scritto a suo fratello dicendo “Come abbiamo accoltellato i due tunisini, ora chissà cosa faremo a tuo fratello Jamel”», spiega il cugino della vittima, specificando come si stesse facendo riferimento all’accoltellamento del 22 aprile scorso, avvenuto a San Barnaba, a Venezia, quando due tunisini della famiglia Mallat sono stati aggrediti violentemente, finendo in ospedale con ferite d’armi da taglio dopo una lite nata probabilmente per questioni legate alla droga.
Le indagini
Di fare piena luce sul fatto se ne stanno occupando i carabinieri. Le immagini che riprendono il fatto, avvenuto alle prime ore del giorno di martedì 6 maggio, racconterebbero di una caduta autonoma nel canale.
Si tratta però ancora di capire il contesto della tragedia.
Sebbene non sia escluso che l’intera vicenda possa essere maturata in un contesto legato a doppio filo con l’abuso di alcol e sostanze, è ancora tutto da delineare il retroscena di quanto accaduto.
E’ atteso l’esito dell’autopsia che chiarirà, in primis, le cause del decesso del giovane.
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