Keybox e locazioni, nuova stretta in vista: ora Venezia studia il Comune di Milano
Campagna di rimozioni in corso nel capoluogo lombardo. Bre-Ve: «Numeri diminuiti grazie a società di accoglienza»

Settantacinque keybox rimosse in appena 24 ore a inizio gennaio dall’ingresso di altrettante locazioni turistiche. Non siamo a Venezia ma a Milano dove a inizio dicembre il consiglio comunale ha modificato il regolamento di polizia urbana introducendo il divieto di installazione delle cosiddette lockbox o keybox su suolo pubblico.
In base alle nuove regole, i contenitori non possono più essere fissati a pali della luce, segnaletica stradale, cancellate, recinzioni o altre strutture dell’arredo urbano. Le multe, per chi sgarra, sono comprese tra i 100 e i 400 euro. La stretta nel capoluogo lombardo, per ora, è studiata con grande attenzione da Ca’ Farsetti.
Così Ca’ Farsetti
Il Comune di Venezia è infatti al lavoro per dare una cornice giuridica al fenomeno delle scatolette di plastica che, negli anni, sono comparse fuori dalle locazioni turistiche sparse in città per garantire l’ingresso dei turisti.
Inevitabilmente, la loro comparsa era stata accompagnata dalla protesta dei residenti ma anche della stessa Soprintendenza, che mal tollerava le key box fuori dalle porte delle abitazioni in una città sotto stretti vincoli paesaggistici.
Da tempo il dialogo proprio con la Soprintendenza è aperto su questo fronte, allo scopo di regolamentare un fenomeno che chiama in causa questioni di degrado cittadino e di sicurezza. Soprattutto il Comune vuole vedere se il regolamento approvato da Milano reggerà da un punto di vista legale in caso di eventuali ricorsi di proprietari di casa.
Ca’ Farsetti si è data due mesi di tempo per vedere l’evoluzione della situazione. Anche se la consiliatura è ormai agli sgoccioli, il lavoro di approfondimento della materia di questi mesi portato avanti dagli uffici rende il regolamento di veloce approvazione. Si vedrà.
Di persona è meglio
Di certo, il tema delle key box chiama in causa, più in generale, il problema dell’accoglienza di persona dei turisti da parte di host e proprietari di casa. Circostanza, questa, che era stata prevista dal regolamento comunale sugli affitti brevi presentato un anno fa e ormai finito su un binario morto.
Accoglienza di persona che viene vista tutt’oggi di buon occhio dalle associazioni dei proprietari di casa. «Noi siamo e saremo sempre per l’accoglienza in presenza», spiega Elena Fiorani di Bre-Ve, «accogliere i viaggiatori di persona comporta una differenza di stile. Per noi le keybox hanno senso solo per manutentori e addetti alle pulizie. Il regolamento del Comune prevedeva l’obbligo di accoglienza di persona, un punto che ci vedeva pienamente d’accordo».
Numeri in calo
Secondo chi lavora nel settore, però, anche a Venezia il numero di keybox presenti nelle calli è drasticamente calato negli ultimi anni. Difficile se non impossibile quantificarne il numero, ma ormai le famose scatolette con la combinazione sono state in molti casi rimpiazzate da altri meccanismi.
Ad esempio le combinazioni alfanumeriche, oppure il codice fornito ai visitatori dagli host tramite smartphone. Tra le calli, in effetti, sembra evidente la ritirata delle keybox.
A novembre, in effetti, una sentenza del Consiglio di Stato che imponeva lo stop al self check-in imponendo al tempo stesso ai gestori di tutte le strutture ricettive compresi B&B e alloggi destinati agli affitti brevi di identificare, de visu, i turisti. Che sia stato questo a decretare la fine delle key box? Non proprio.
Il Consiglio di Stato aveva infatti aperto alla possibilità che l’identificazione possa avvenire da remoto. Videocitofoni e telecamere per esempio. Ma anche una semplice video-chiamata sul telefonino. Ulteriori specifiche sono attese dagli addetti ai lavori.
Nuove società in crescita
Sta di fatto che il calo drastico di keybox a Venezia può essere stato provocato da questa decisione del Consiglio di Stato, ma anche dalla corsa di diverse amministrazioni comunali a prevedere restrizioni. Oppure, come spiega la portavoce dell’associazione Bre-Ve, dalla comparsa di nuovi servizi.
«Tanti host ritengono più elegante l’accoglienza di persona», ribadisce Elena Fiorani, «ed è anche per questo motivo che negli ultimi mesi sono nate numerose società che forniscono il servizio di accoglienza. Si tratta di uno dei tanti indotti sorti grazie alle locazioni brevi, spesso e volentieri composto da giovani residenti che si inventano un nuovo modo di contribuire ad una delle economie cittadine».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








