Infortuni sul lavoro, le Usl del Veneziano corrono ai ripari: 16 assunzioni per potenziare i controlli

I sindacati chiedono altro personale per potenziare i controlli: «Da anni il servizio è sotto organico»

Maria Ducoli
Da sinistra in senso orario il dottor Vittorio Selle, Francesco Menegazzi (UilFpl) e Daniele Giordano (Cgil)
Da sinistra in senso orario il dottor Vittorio Selle, Francesco Menegazzi (UilFpl) e Daniele Giordano (Cgil)

Candidature aperte ancora per qualche giorno per partecipare al concorso di Azienda Zero che punta a reclutare in tutto il Veneto 62 tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, di cui 15 nell’Usl 3 e uno in Veneto Orientale. Sicuramente diversi posti serviranno a rimpinguare le fila dello Spisal, che da anni affronta una carenza di personale.

Altri tecnici, poi, verranno inseriti nel Servizio igiene, alimenti e nutrizione, altri si occuperanno dei servizi veterinari, tra controlli negli allevamenti e nei macelli.

Al centro del discorso, però, c’è lo Spisal, cruccio per i sindacati che davanti alle notizie di cronaca degli infortuni sul posto di lavoro chiedono da tempo più controlli, scontrandosi con un vuoto organico che, a strascico, si ripercuote anche sugli accertamenti del rispetto delle norme di sicurezza nelle aziende. Sabato, un marinaio trentenne ha fatto un volo di sei metri mentre stava lavorando a bordo di una nave mercantile, a Porto Marghera. Grave ma non in pericolo di vita, è ricoverato all’Angelo.

La notte prima, nel gelo di Cortina, a -16 gradi, il vigilante 55enne Pietro Zantonini ha perso la vita. Morto di freddo e di lavoro, dopo turni pesanti, fino a 12 ore, allo stadio del ghiaccio dove il prossimo mese si terranno le Olimpiadi.

La Cgil Fp non ha dubbi: «Il bisogno, soprattutto allo Spisal, è elevatissimo», commenta Ivan Bernini, «e credo che i posti messi a bando siano inferiori rispetto alla reale necessità. Il problema è proprio questo: non c’è il potenziamento che serve».

Anche Francesco Menegazzi (Uil Fpl) non è ottimista: «Le carenze non verranno sanate, perché tanti di questi tecnici arrivano dal sud e, senza un sistema di accoglienza a tutto tondo, non hanno motivo di restare. Tempo qualche anno e chiedono il trasferimento, quindi siamo sempre punto e a capo».

Il discorso è più ampio e tocca, ancora una volta, il tema della residenzialità che, soprattutto a Venezia, si lega indissolubilmente con la tenuta del Sistema sanitario nazionale.

Daniele Giordano, segretario generale della Cgil Venezia, ricorda come da mesi il sindacato denunci «che la prevenzione è trattata come un adempimento burocratico e che senza un salto di qualità su controlli, organici e responsabilità lungo gli appalti la strage non si fermerà».

Una situazione a suo dire insostenibile, soprattutto davanti ai dati degli infortuni, in crescita nella nostra provincia: «Il dato è allarmante: si registrano 10.230 denunce di infortunio nei primi dieci mesi del 2025, contro i 10.113 nel 2024, e 19 denunce mortali, contro le 15 del 2024, cresciute del 26,7%. Emerge, poi, un fatto che dovrebbe far saltare sulla sedia chi governa: l’aumento degli infortuni colpisce in modo sproporzionato le fasce più giovani, proprio quelle più esposte a precarietà, minore esperienza, formazione spesso insufficiente e – troppo spesso – lavoro “leggero” solo sulla carta» conclude.

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