Droga sui davanzali e dosi sotto casa, protesta in Rio Marin a Venezia: «Non ci sentiamo tranquilli»
Spaccio ai Tolentini e nelle calli più nascoste. Le dosi di cocaina o eroina vengono nascoste dietro i tubi di scarico delle grondaie ed i quadri elettrici. Nelle chat di controllo del vicinato fioccano le segnalazioni e le foto. Il comitato: «C’è la percezione di poca sicurezza»

Da Rio Marin ai Tolentini. I residenti li vedono sulle scale, intenti a somministrarsi le dosi, in pieno pomeriggio. Ma anche negli angoli più nascosti delle calli, a qualsiasi ora del giorno, mentre in fondamenta scorre veloce il vivai di turisti e pendolari.
Le occasioni di spaccio
Sono incontri rapidi, persone che arrivano, si fermano pochi minuti e poi ripartono. E poi c’è chi resta per consumare la propria dose sotto le finestre dei veneziani. Lo spaccio sembra essere tornato, ai Tolentini come a Rio Marin. «Era lì, su quei gradini. Proprio lì, sotto casa mia», raccontava nei giorni scorsi un residente dei Tolentini, indicando uno dei punti in cui, secondo le segnalazioni raccolte, avverrebbero gli scambi.
Il problema è tornato a farsi sentire con forza dopo alcuni mesi nei quali, secondo gli abitanti, i pusher sembravano essersi spostati verso altre zone della città. La sensazione è che il fenomeno sia tornato a concentrarsi nell’area, anche sfruttando abitazioni vuote e spazi difficili da controllare. A preoccupare non è soltanto la presenza di chi vende e compra droga. È ciò che accade intorno. I residenti raccontano di persone che presidiano alcuni angoli, di passaggi ripetuti, di clienti che arrivano anche da altre zone della città. E soprattutto della sensazione di non avere più soltanto un problema di degrado, ma un’attività che si svolge a pochi metri dalle abitazioni.
L’allarme a Rio Marin
«Nascondono le dosi sopra i davanzali delle finestre delle case sfitte e delle locazioni turistiche», racconta il comitato dei residenti di rio Marin, «ma anche dietro i tubi di scarico delle grondaie e dietro i quadri elettrici».
Gli stessi nascondigli usati pochi metri più in là, in calle del Traghetto, ai Tolentini. In entrambe le zone, i cittadini inviano foto e segnalazioni nella chat di controllo del vicinato. «Gli spacciatori sono sempre quelli, ormai li conosciamo», aggiungono, «qualcuno è stato anche preso, ma dopo poco è tornato. Noi non ci sentiamo tranquilli». I residenti raccontano di non sentirsi sicuri a rientrare la sera. «Io quando devo tornare a casa dopo le 23 chiedo a mio marito di venirmi incontro», racconta un’avvocata di 45 anni, residente proprio in Rio Marin.
«Ho paura per mia figlia, quando rientra da sola», le fa eco un papà ai Tolentini. È il dettaglio che più di altri restituisce la dimensione quotidiana dell’emergenza: non si tratta soltanto di quello che succede in una calle o in un campo, ma della difficoltà di continuare a vivere quegli spazi con la stessa tranquillità di prima.
La percezione delle sicurezza. Ma la preoccupazione riguarda anche la possibilità che il fenomeno possa spostarsi rapidamente. Quando aumenta la presenza delle forze dell’ordine in una zona, il mercato può semplicemente cercare un altro luogo delle città dove dare cercare clienti. Una calle più appartata, un campo meno frequentato, un edificio vuoto.
I residenti: «Più controlli»
La richiesta dei residenti è chiara: vogliono controlli mirati e continui sul fenomeno della droga. Non soltanto interventi dopo una segnalazione, ma un’attività capace di individuare chi vende, chi acquista e soprattutto i luoghi utilizzati per nascondere la sostanza. La paura, tra Rio Marin e Tolentini, è che lo spaccio finisca per diventare una presenza abituale. Che i residenti imparino a riconoscere i pusher, cosa che già sta avvenendo, gli acquirenti e le modalità degli scambi e, proprio per questo, finiscano anche per considerare tutto parte del paesaggio quotidiano. È questo che gli abitanti vogliono evitare. Non chiedono che Rio Marin o i Tolentini vengano descritti come quartieri fuori controllo. Chiedono l’opposto: che si intervenga prima che la situazione si consolidi. Perché, raccontano, quando la droga comincia a essere venduta sotto casa, il problema non è più soltanto quello dello spaccio.
È la percezione stessa di vivere in un luogo sicuro che comincia a cambiare. Percezione che, la scorsa estate, si è diffusa un po’in tutta la città, scossa da diverse risse e accoltellamenti.
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