La storica profumeria di Rialto diventa un cambio valuta: «Entravano e non compravano niente»
Dopo 91 anni chiude la storica profumeria di Sandro De Vanna sul ponte di Rialto. Al suo posto una società americana aprirà un'attività di cambio valuta. Il titolare: «Si è abbassata la qualità del turismo»

Da profumeria a attività di cambio monete. Sandro De Vanna ci ha lasciato il cuore nel suo negozio di profumi ricercati, un luogo suggestivo incastonato tra i fortunati negozi che si trovano sul ponte di Rialto. Una storia lunga 91 anni: l’attività era stata aperta dal padre Franco, che vent’anni dopo ha incontrato l’entusiasmo del figlio. Oggi, Sandro ha 77 anni e, dopo qualche anno di sforzi immani, a fine 2025 ha ceduto il contratto di affitto ad una ditta americana decisa ad aprire la sua attività di cambia monete proprio lì.
«Sono venuti loro a chiedermi di lasciare il negozio», racconta De Vanna, «si sono presentati un giorno, insieme ad un’agenzia immobiliare, proponendomi di prendere in gestione il negozio. Ho deciso di assecondare questa richiesta perché non ce la facevo più».
«Si è abbassata la qualità del turismo»
Troppi i cambiamenti nel corso degli ultimi anni, troppa fatica tenere aperto un luogo tanto amato ma «poco apprezzato. Non erano più i turisti a cui ero abituato. Italiani, americani, russi, sudamericani, provenivano da tutto il mondo», prosegue De Vanna. E così, al posto di una delle profumerie più conosciute di Venezia, ora ci sono dei locali vuoti, un cantiere che darà probabilmente vita ad un ambiente asettico e stonato rispetto al contesto impareggiabile in cui è inserito. «Mi è bastato girargli semplicemente il contratto dell’affitto, perché non è un’attività commerciale ma una realtà finanziaria».
Mentre racconta, Sandro De Vanna ha ancora l’amaro in bocca, lui che con le note dolci dei profumi ha lavorato per una vita intera. «Negli anni, la qualità del turismo si è sempre più abbassata. Avevo clienti di un certo livello che venivano ogni anno ad acquistare i miei prodotti, che poi hanno smesso. Quando mi sono permesso di chiedere perché fosse cambiata la frequenza con cui arrivavano in città, mi hanno risposto che non sopportavano la giungla in cui si trovavano durante la permanenza».
«Si preferisce l’omologazione»
Per Sandro De Vanna manca il turismo di fascia alta, quello che gli permetteva di mantenere aperta la sua profumeria. «La passione era così tanta che ho lavorato lo stesso, anche se ero in pensione. Ad un certo punto, però, entravano 100 persone per toccare, annusare e poi non acquistare niente. Una dinamica che non ti permette di proseguire, perché comunque i costi ci sono e se non vendi il prodotto, devi chiudere».
Un vero peccato, perché De Vanna aveva anche registrato un suo marchio tutto personale, risultato da anni di prove e ricerche, sia nelle fragranze sia nella parte di design dedicata al packaging. «Il mio prodotto non era fatto solo del profumo, ma della confezione stessa. Per essere coerente con la qualità delle essenze, avevo elaborato dei contenitori in vetro di Murano, a volte arricchiti da Swarovski e, in alcuni casi, quando mi veniva richiesto, apponevo anche la mia firma in serigrafia. Questo era un particolare che concedevo quando qualcuno acquistava il profumo per fare un regalo. Oggi, invece, non vogliono l’originalità e si preferisce l’omologazione, purtroppo non c’è molto da fare».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








