Vende la caffetteria dopo 25 anni e va a fare il cameriere in pasticceria: «Ritmi insostenibili»
Giuliano Matticari lascia il Caffè del Doge, storico locale in zona Rialto a Venezia, dopo anni alla guida dell’attività. A rilevarlo un ragazzo di origini albanesi, che ha mantenuto tutto il personale. L’ex titolare: «I turisti cercano più velocità e meno qualità»

«Non è stata una decisione facile, ma non potevo fare altrimenti». Il dispiacere è il filo rosso che lega le esperienze dei tanti commercianti veneziani che hanno lasciato le loro attività pur mantenendo inalterata la passione per il loro lavoro.
Il caso di Giuliano Matticari, veneziano doc e storico gestore e barista del Caffè del Doge, è differente dalle molte storie che costellano il panorama del commercio veneziano. Giuliano ha lasciato la sua attività ad un giovane di origini albanesi, che l’ha rilevata e presa in gestione mantenendo inalterato l’organico. «Ho cercato di portarla avanti fino a quando ho potuto, ma l’impegno che mi richiedeva era molto, troppo per la mia situazione famigliare, che attualmente necessita di una mia presenza maggiore».
E’ così che il Caffè del Doge, in zona Rialto, è passato in altre mani mentre Giuliano ha iniziato a lavorare come dipendente in una nota pasticceria del centro storico. Da una parte, le incombenze legate alla vita privata, dall’altra una fatica diventata eccessiva, in un contesto generale di grande mutamento: «Anche molti miei colleghi hanno ceduto l’attività commerciale a persone di altra nazionalità», prosegue Matticari, «io ho dovuto lasciare il Caffè perchè la sua gestione era diventata incompatibile con la mia vita privata, ma è indubbio che ci si debba confrontare sempre di più con un turismo diverso, che porta molta meno attenzione alla qualità del servizio e del prodotto e mira soprattutto alla velocità, un approccio che non è mai stato il mio».
Tra le difficoltà che Matticari ha incontrato nell’ultimo periodo, anche il reperimento di personale: «Non si trovano giovani che vogliano fare questo lavoro», dice l’ex gestore, «Sicuramente è un lavoro impegnativo, ma non più di tanti altri. Questa è stata una delle ragioni che mi hanno convinto a cedere l’attività. Avrei avuto bisogno di trovare qualcuno che si prendesse anche la responsabilità del locale, qualora mi fossi dovuto assentare, ma non ho mai trovato nessuno che si sia reso disponibile»
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