Venezia, stacca una telecamera e si presenta in Questura con il “trofeo”: arrestato il clochard Aita
Aita è stato arrestato per furto aggravato dopo aver divelto una telecamera della cittadella della giustizia a piazzale Roma e essersi poi presentato in Questura con l’oggetto. L’arresto differito dovrà ora essere convalidato dal giudice

Arrestato Pasquale Aita, il più famoso clochard di Venezia.
Noto per le sue intemperanze, venerdì mattina ha letteralmente strappato dal muro una delle telecamere del circuito di videosorveglianza della cittadella della giustizia. Poi si è presentato in Questura con il “trofeo“ in mano.
Arresto differito
La Procura ha autorizzato la polizia a procedere con un “arresto differito“, dati i pochi minuti intercorsi tra quando Aita ha staccato a “martellate“ la telecamera - peraltro,sotto gli occhi di centinaia di persone che a piazzale Roma stavano andando al lavoro - e il tempo di portarla in Questura, a un centinaio di metri di distanza. L’accusa che gli viene mossa è di furto aggravato dall’aver violato il sistema di sicurezza della cittadella. Arresto che ora dovrà essere convalidato (o meno) da un giudice per le indagini preliminari.
Aita è così tornato per ora a Santa Maria Maggiore, dove recentemente è stato detenuto per circa due mesi, per aver violato una lunga serie di ordini di allontanamento da Venezia.
Imputato in due processi
In queste settimane sono due i processi che lo vedono imputato, entrambi con numerosi capi d’accusa che vanno dal danneggiamento (centinaia le scritte spray realizzate negli anni con insulti a questo quel politico di turno, sempre sui muri della cittadella della giustizia e a piazzale Roma), ma anche l’aggressione a un giudice che l’aveva ripreso mentre il clochard era intento in una delle sue “cantate“ di insulti, per il danneggiamento con lo spray sempre delle telecamere di videosorveglianza e per gli epiteti razzisti rivolti ad una vigilante.
Si tratta di processi in corso, non si è ancora giunti ad alcuna sentenza. In passato, un primo processo per l’imbrattamento dei muri, si era concluso con un assoluzione per tenuità del fatto.
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