I nidi di fraticelli bloccano i lavori per l’acquedotto di Venezia: cantieri fermi fino a ottobre
I lavori lungo il ponte della Libertà sono fermi per tutelare l’avifauna che si è insediata sulla vegetazione creatasi sopra gli accumuli di fango

Quando ci si mette la natura, o in questo caso i nidi di uccelli protetti come fraticelli e volpoche, l’uomo non può che cedere il passo. Sì, anche di fronte a un cantiere da 89 milioni di euro così importante per Venezia come il nuovo acquedotto cittadino.
Capita anche questo in una città che trae linfa dal suo contatto con l’ambiente lagunare e che però al tempo stesso, come insegna la sua storia, sopravvive grazie all’intervento dell’uomo.
Da diverso tempo, ormai, i lavori che corrono in parallelo al ponte della Libertà non manifestano segni di vita. Nessun operaio in vista, né macchinari attivi. E così quelle montagnole di fango, accumulate ai bordi del tracciato dove corrono le nuove tubature già immerse, nel frattempo hanno fatto germogliare la tipica vegetazione lagunare.
Piuttosto ricca per l’ecosistema, tra l’altro, al punto che è già stata oggetto di studio dal gruppo di ricerca di We Are Here Venice. E poco importa se si tratti di barene o di un cantiere pieno di macchinari: quando un uccellino decide che quello è il posto giusto per nidificare, da fare resta ben poco.
Fatto sta che come conferma Veritas i cantieri su iniziativa della stessa società saranno fermi almeno fino a ottobre, quando cioè almeno in linea teorica l’avifauna oggi presente lungo il cantiere (fraticelli, sterne e volpoche) se ne sarà andata.
Qualcosa di simile, a dire il vero, era capitato anche un anno fa quando i tubi non erano ancora stati interrati. Quest’anno il fenomeno si è replicato, se non addirittura accentuato. E così, almeno in quel tratto, la prosecuzione dei lavori dovrà attendere. Fermo restando che comunque la fine dell’intero intervento è ancora ben lontana.
Ci vorranno almeno altri due anni per inaugurare il nuovo acquedotto cittadino, chiamato a rimpiazzare quello datato. La nuova centrale prevista al Tronchetto, che avrà capacità di stoccaggio di oltre 30 mila metri cubi, cinque volta maggiore rispetto a quella attuale, sarà rifornita dalla fonte di Trebaseleghe, nel padovano, passando per Punta San Giuliano, e rifornirà Venezia e le isole della laguna (Burano esclusa perché utilizza insieme a Cavallino-Treporti la centrale di Marocco di Mogliano), Chioggia e si collegherà al Savec, il Sistema del Veneto centrale.
Le nuove tubazioni da un metro di diametro, che da San Guiliano corrono lungo il ponte della Libertà e che avranno una portata di mille litri al secondo, sostituiranno le vecchie in cemento armato del 1800.
A piazzale Roma, invece, si sta procedendo per il collegamento alla rete di distribuzione in uscita dal Tronchetto che passa sotto il canale della Scomenzera. Segmenti di cantiere che nel frattempo proseguono, a scapito del tratto lungo il ponte della Libertà.
Tratto che, oltretutto, di recente ha attirato la preoccupazione della società Polo Nautico secondo cui davanti a San Giuliano le zone di secca si moltiplicano e rischiano di rendere difficilissima , la navigazione. I lavori per l’acquedotto, infatti, hanno aggravato la situazione e il miglioramento che c’era stato con l’inizio della riapertura degli archi del Ponte della Libertà, si è ridotto. Per questo dalla società ribadiscono che, appena finiti i lavori, si dovrà intervenire per evitare l’interramento.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








