
Incendio a Porto Marghera: dal rogo alla paura, ecco cosa è successo
Concluse le operazioni di spegnimento del rogo di materiali ferrosi al terminal Multiservice, continuano le operazioni di bonifica. Non serve più tenere porte e finestre chiuse. Il vicario dei pompieri: «Possibile l’autocombustione di alcune leghe di metalli»
La prima domanda correva più veloce del fumo: quell’aria era pericolosa? Poi ne sono arrivate altre due, mentre la nube nera si alzava sopra Porto Marghera, più alta e compatta di quella di giovedì, visibile per chilometri. Come può bruciare un cumulo di metalli? E perché, davanti a un cielo diventato nero, le sirene sono rimaste mute?
Venerdì sera un secondo incendio ha investito il deposito di rottami ferrosi della Multiservice, al Molo A. Le fiamme sono state domate nella notte. Ieri mattina, mentre i vigili del fuoco continuavano a raffreddare e smassare i rottami arrivati da Israele, la Prefettura ha riunito per la terza volta gli enti coinvolti.
Lo spegnimento
La risposta più attesa è arrivata da Arpav. I campionamenti eseguiti vicino al rogo e in tre punti della terraferma non hanno evidenziato anomalie per Pm10, ossidi di azoto e altri inquinanti. Il sindaco Simone Venturini ha riferito che non sono emerse concentrazioni superiori ai livelli di guardia nelle aree abitate. Restano da attendere gli esiti su idrocarburi policiclici aromatici e diossine. Le precauzioni sono state revocate: porte e finestre possono riaprire, le attività all’aperto sono riprese. Ieri il mercato di Marghera si è svolto regolarmente e gli operai delle officine Fincantieri erano al lavoro fin dalle prime ore.
Alcuni residenti hanno comunque scelto la mascherina. Solo una guardia giurata in servizio al porto è stata portata in ospedale con lievi sintomi di intossicazione. I numeri rassicurano; l’odore pungente rimasto nell’aria, molto meno.
Per spegnere il rogo è stato aperto un fronte da terra, dal cielo e dall’acqua. Autobotti e lance hanno riversato acqua sulle cataste; l’elicottero dei pompieri ha compiuto ripetuti sganci. La Capitaneria ha coordinato il disormeggio della Dona Ble, impegnata nello scarico dei materiali poi bruciati, e l’intervento dei rimorchiatori antincendio. La Guardia costiera ha chiuso la navigazione attorno al molo.
L’innesco
Davide Calderan, presidente di Venezia Port Community, sottolinea che il coordinamento tra autorità marittime, vigili del fuoco, terminalisti e operatori ha impedito che la situazione peggiorasse. «La sicurezza del porto si fonda anche sulla capacità di fare squadra», osserva.
Resta il secondo dilemma: come brucia il ferro? Per i vigili del fuoco, i roghi di giovedì e venerdì sono due eventi distinti. Francesco Filippone, vicario del comandante provinciale, parla di «combustione di materiale ferroso bonificato» e ricorda che alcune leghe possono avviare processi di autocombustione.
Ma dentro le cataste «bonificato» non significa necessariamente «pulito». Una fonte portuale qualificata spiega che tra i rottami possono restare parti di motori, coppe dell’olio, plastiche e componenti contaminati da lubrificanti o carburante.
La compressione dei cumuli produce calore; le temperature elevate e l’assenza di vento favoriscono il ristagno dei vapori. A quel punto basta una scintilla, generata dalla carica statica o dalla frizione tra metalli. Secondo la società Fhp Terminal, che gestisce la concessione del molo, il caldo dei giorni scorsi è una delle concause dell’evento. L’innesco sarebbe partito da una carcassa d’auto “sporca”. Arpav verificherà anche i materiali bruciati.
Il mancato allarme
La terza domanda riguarda l’allarme mancato. Le sirene non sono suonate perché il sistema acustico, seguito dagli sms, è previsto soltanto per incidenti industriali che coinvolgano stabilimenti “Seveso” e comportino un pericolo concreto per persone o ambiente. Multiservice non appartiene a questa categoria. Una delle sei sirene, quella dello scalo di Fusina, era in manutenzione; le altre erano operative, ma non ricorrevano i presupposti per attivarle.
In ogni caso, alle 21, quando il vento è cambiato, i vigili del fuoco hanno segnalato che i fumi – composti in larga parte dal vapore prodotto dall’acqua sui metalli roventi – avrebbero potuto raggiungere le abitazioni. Il Comune ha diffuso su sito e social l’invito a chiudere le finestre. Per molti residenti, però, la comunicazione è arrivata tardi o non è arrivata affatto. L’assessore Paolino D’Anna annuncia una verifica per potenziare gli avvisi nelle emergenze escluse dai protocolli industriali.
Il caso
La Dona Ble proveniva da Haifa (Israele), porto nel quale il cargo di scarti metallici, la Blue Antlers, si è incendiato un mese fa. È stata inoltre citata dalla testata egiziana Al-Manassa in un’inchiesta sulle rotte tra Egitto e Israele. Secondo il quotidiano indipendente, la nave farebbe parte di una flotta che sta beneficiando dell’aumento della domanda israeliana di cemento, legata anche al via libera del governo di Tel Aviv a nuovi insediamenti in Cisgiordania.
Alla fine restano tre risposte e molte preoccupazioni. L’aria, secondo i primi esami, non ha superato le soglie di guardia. L’innesco potrebbe essere nato da detriti sporchi. Le sirene sono rimaste mute perché il protocollo non prevedeva che parlassero. La nube si è dispersa; per i dubbi, servirà più tempo.
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