Aggressioni in corsia, in arrivo 130 smartwatch per chiamare la polizia: il piano dell’Uls 3

I dispositivi saranno destinati a Pronto soccorso, Psichiatria e Neuropsichiatria: con un pulsante lanciano l’allarme alla centrale operativa h24. L’azienda investe 75 mila euro

Maria Ducoli
Il Pronto soccorso di Mestre
Il Pronto soccorso di Mestre

Smartwatch contro le aggressioni in corsia. L’Usl 3 corre ai ripari contro le violenze ai danni del personale medico e sanitario e annuncia l’arrivo di 130 dispositivi che verranno dati agli infermieri del triage, ai medici e agli operatori socio sanitari che si occupano dei trasferimenti dei pazienti da un reparto all’altro.

Una sperimentazione resa necessaria dai tanti, troppi episodi di aggressione che affollano le cronache e che raccontano di un disagio fuori controllo, di luoghi di cura trasformati in trincee e di operatori sempre più stanchi di essere presi di mira.

Due aggressioni in 4 ore

Solo ieri mattina, in poco meno di quattro ore, sono state ben due le aggressioni avvenute nel Pronto soccorso dell’Angelo, per le quali è stato necessario l’intervento delle guardie giurate e della polizia.

Due episodi che arrivano solo qualche giorno dopo l’ennesimo accesso di rabbia che lo scorso sabato sera ha portato un uomo a vandalizzare la sala d’attesa di Rianimazione, dopo che i medici gli avevano comunicato la morte della madre. Ieri mattina alle sette, le guardie giurate sono dovute intervenire per placare un uomo sotto l’effetto di sostanze stupefacenti che ha dato in escandescenza.

L’intervento si è poi spostato fuori dal reparto, dove altre due persone con problemi di tossicodipendenza pretendevano di entrare per dormire. Un paio di ore più tardi, i poliziotti del presidio fisso dell’Angelo sono dovuti intervenire per calmare un altro paziente che ha insultato pesantemente il triagista.

Il dg: «Problema culturale»

«Un fenomeno preoccupante», commenta il direttore generale Massimo Zuin, «siamo sempre più spesso un Paese che chiede diritti ma che non è disposto ad aspettare. Si pensa che i beni pubblici non siano di nessuno e invece sono di tutti, dobbiamo tornare a capirlo», aggiunge, «poi certo, rispetto a chi aggredisce il personale perché è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti abbiamo le armi spuntate. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di prevenire il disagio sociale».

Gli smartwatch

Intanto, anche l’Usl 3 come già altre nel Veneto si è attrezzata contro le aggressioni in corsia. E dalla prossima settimana nei cinque Pronto soccorso aziendali, nei reparti di Psichiatria e nella Neuropsichiatria di Dolo arriveranno 130 smartwatch contro le violenze. «In caso di aggressioni», spiega Luca Chimenton, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dell’azienda sanitaria, «il personale può premere un pulsante che lo mette in comunicazione con la centrale operativa h24 che allerta le forze dell’ordine e i servizi interni all’Usl». Una soluzione già sperimentata in altre aziende sanitarie del Veneto e a cui quella veneziana stava pensando da tempo.

Come le altre Usl, anche la Serenissima aspettava la gara regionale che avrebbe permesso di accedere a dei fondi ad hoc che avrebbero permesso maggior respiro alle aziende ma, non essendo ancora arrivata, le Usl hanno deciso di non temporeggiare ulteriormente e la Serenissima ha stanziato 75 mila euro per i nuovi dispositivi che verranno usati nei reparti in cui il rischio di aggressioni è più alto.

Sicurezza a tutto tondo

Gli smartwatch, però, hanno una duplice funzione: da una parte facilitare l’intervento diretto delle forze dell’ordine in caso di aggressioni e, dall’altra, rilevare i parametri vitali degli operatori, per far partire la segnalazione in caso di malori sospetti o cadute.

«Questo è un aspetto che dovremo affinare», fa sapere Chimenton, «perché subentra il discorso del rispetto della privacy. Certo è che può essere uno strumento utilissimo per tutti quei professionisti che lavorano da soli, pensiamo ai tecnici di radiologia che sono in turno di notte o agli oss che trasferiscono i pazienti da un reparto all’altro: in caso di un malore improvviso o di una caduta possono essere soccorsi per tempo. Insomma», conclude, «si tratta di un dispositivo che mette al centro la sicurezza a tutto tondo».

Per ora ,il primo stock di orologi ne conterà 130, ma non si esclude un ulteriore rifornimento, se la sperimentazione andasse a buon fine.

Sicurezza sul territorio

L’Usl si trova ad affrontare il tema della sicurezza non solo nei reparti “sensibili” degli ospedali, ma anche sul territorio. «Abbiamo aperto le Case di comunità», commenta Zuin, «e ci troviamo a gestire questi spazi con il problema di malintenzionati e sbandati che pretendono di trasformarli in ricoveri e bagni a cielo aperto. Abbiamo dovuto chiamare le forze dell’ordine per la situazione in via Cappuccina e, ora, la stessa situazione riguarda anche la Casa di comunità di Marghera. Questo ci fa capire quanto il tessuto sociale sia cambiato», conclude.

 

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