Actv, a ottobre le prime telecamere sui vaporetti: saranno mille
A ottobre parte il test su cinque battelli, con otto telecamere per mezzo. Poi la gara europea per estendere la videosorveglianza a tutta la flotta: 130 battelli e circa mille telecamere

A ottobre si parte con l’installazione delle prime telecamere di sicurezza dentro i battelli di Actv. Dopo mesi di controlli e verifiche, ora è arrivato il via libera per la preparazione delle prime cinque barche della flotta. Questo punto, insieme alla strategia complessiva messa in campo da Actv per garantire la sicurezza dei dipendenti, sarà al centro di un incontro ad hoc che si svolgerà in Prefettura alla fine del mese.
In ogni caso, il test è un passaggio fondamentale in vista della gara, di carattere europeo e da svariati milioni di euro, che durerà sei mesi al termine dei quali sarà individuata la società che dovrà farsi carico di installare le telecamere di sorveglianza in tutta la flotta di Actv.
Un lavoro particolarmente complicato e gravoso, se si considera che saranno otto le telecamere che saranno installate in ciascuno dei due vaporetti sottoposti a test. Le telecamere infatti hanno un angolo visuale piuttosto limitato, motivo per cui è necessaria una copertura capillare di tutto il mezzo.
A tutto questo si aggiunge il lavoro di cablaggio e la predisposizione dell’infrastruttura digitale a supporto delle telecamere. Se le modalità di costruzione in serie degli autobus rende più facile l’installazione di telecamere a bordo, discorso diverso vale infatti per i battelli e i vaporetti. Questi ultimi, infatti, vengono confezionati ad hoc, uno alla volta. Motivo per cui dotare i mezzi acquei dell’infrastruttura necessaria richiede inevitabilmente più tempo.
Le telecamere a bordo dei vaporetti serviranno da un lato come deterrente per le aggressioni e i danneggiamenti dei mezzi e dall’altro per poter facilmente individuare passeggeri che si dovessero rendere autori di aggressioni nei confronti del personale di Actv. A fronte di 130 battelli serviranno circa 1000 telecamere. Tra bando di gara e consegna ci vorrà almeno un anno e mezzo per vedere a regime tutti i mezzi.
Più in generale, la strategia portata avanti in questi mesi da Actv per mettere al sicuro i lavoratori dai continui episodi di aggressione ha toccato vari aspetti differenti. Innanzitutto, anche in navigazione (e non solo sulle linee bus della terraferma) negli ultimi tempi sono comparse le guardie giurate armate per il controllo dei biglietti. La loro presenza ha fatto storcere la bocca a qualcuno, ma in realtà si tratta di una possibilità prevista dalla legge regionale.
Dalla scorsa primavera, poi, è tornata la vigilanza privata nei principali imbarcaderi cittadini. Stavolta, però, fin dai mesi di primavera e non soltanto durante la stagione estiva. Il servizio itinerante riguardava il tratto compreso tra Lido e San Zaccaria. In sostanza, le guardie giurate hanno fatto la spola tra gli imbarcaderi del Lido e quelli di San Zaccaria (quindi Sant’Elena, Giardini, Arsenale e San Zaccaria). A questo servizio, si sono affiancati anche gli steward a terra per la gestione delle corsie priority in quegli imbarcaderi solitamente più affollati di turisti. E cioè: Ferrovia D, Fondamente Nuove A e B, Murano Faro, Colonna, Museo, Pellestrina, Chioggia Vigo e Punta Sabbioni. Va poi ricordata l’assicurazione che Actv ha messo a disposizione per l’assistenza legale nei confronti dei dipendenti che subiscono aggressioni ed episodi di violenza.
Infine, c’è il percorso ancora in divenire per l’installazione delle bodycam. In questo caso, la strada da percorrere per trovare la quadra anche a livello sindacale è ancora lunga. Sul fronte normativo, invece, nei mesi scorsi la consigliera regionale Laura Besio (Fratelli d’Italia) ha presentato il Progetto di legge statale “Disposizioni in materia di sicurezza del personale del trasporto pubblico locale o nazionale nell’esercizio o a causa delle sue funzioni o servizio”.
Nonostante il personale del trasporto pubblico svolga funzioni di rilevanza pubblica e operi in ambienti caratterizzati da esposizione a rischio, l’ordinamento vigente non prevede, allo stato, una disciplina penale organica e rafforzata analoga a quella introdotta dal legislatore statale negli ultimi anni a tutela di altre categorie di operatori pubblici, come il personale sanitario e sociosanitario o il personale scolastico.
Il progetto di legge vuole così dare una tutela penale a tutto il personale del trasporto pubblico locale o nazionale che possa subire delle aggressioni in quanto a diretto contatto con l’utenza, comprendendo quindi tutte le modalità di trasporto pubblico terrestre, fluviale, lagunare. Viene infatti parificata la tutela giuridica del personale del trasporto pubblico a quella già riconosciuta agli operatori sanitari e scolastici.
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