«Un segnale di severità Ma cambierà ben poco»

Parla il capo della procura dei minori
MESTRE. «E’ certamente un segnale preciso questo pronunciamento della Cassazione. E arriva a far chiarezza su una confusione creata involontariamente proprio dal legislatore che nel 2001 aveva inasprito le pene, creando un articolo ad hoc per i furti nelle abitazioni. Noi ci adegueremo fin da subito al pronunciamento della Suprema Corte» (la conferma c’è già stata con l’arresto compiuto dai carabinieri di San Donà, ndr): a parlare è il dottor Gustavo Sergio, capo della procura presso il Tribunale dei Minori di Venezia, che ha competenza su tutto il Veneto.


La confusione che ha spinto, dopo la «on convalida dell’arresto di una nomade quindicenne per tentato furto, la procura minorile di Roma a chiedere un parere alla Cassazione, è nata sei anni fa, quando venne modificato il Codice Penale. Questo per colpire on con maggiore severità i responsabili dei furti nelle abitazioni. Il legislatore, allora il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli, per disattenzione non rese omogeneo il procedimento processuale che riguarda i minori con il nuovo articolo. Ecco allora che per il tentato furto commesso da un minore di età compresa tra i 14 e il 17 anni non era previsto l’arresto. Il che invece avveniva per i maggiorenni. Per assurdo, quello che doveva rappresentare un inasprimento della pena si è dimostrato, in questi anni, un alleggerimento della stessa. Infatti la stragrande maggioranza dei furti in abitazione viene compiuta da minori. Di conseguenza anche i tentativi. «E’ un segnale che dimostra una maggiore attenzione verso questo tipo di reati - continua Sergio -. Naturalmente il pronunciamento fa giurisprudenza e non è legge. Potrebbe succedere che una Procura lo adotti e un’altra no. Ma può essere da stimolo al legislatore perché elimini a monte la confusione».


Comunque con questo pronunciamento, da un punto di vista pratico, cambierà ben poco. Infatti come spiega il dottor Sergio, «la gran parte dei furti in casa viene compiuta da ragazzini, in particolare rom, che al novantanove per cento riescono sempre a rubare qualcosa. Magari prendono una penna o dieci euro. Ma rubano. Di conseguenza, anche prima del pronunciamento venivano arrestati. Il numero degli arrestati cambierà dunque di poco. Anche per un altro motivo - conclude il procuratore capo Sergio -: A compiere furti o a tentarli sono bambini che non hanno ancora quattordici anni. E questi per legge non sono punibili. Negli ultimi anni nel Veneto si è assistito ad un aumento notevole di questo fenomeno».

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