«Un inferno, tutti contro di noi sono stati mesi molti duri c’è chi ci ha rimesso la salute»

L’Intervista
«Non entro nel merito dell’inchiesta. Ai colleghi indagati la mia solidarietà umana. Ricordo il periodo dei centri di Bagnoli e Conetta, come uno dei più difficili, perché se sono nati quei due centri con un’alta concentrazione di migranti la colpa è dei Comuni delle province di Padova e Venezia che non hanno accettato la loro quota di migranti prevista dall’accordo sull’accoglienza diffusa. Questo ha portato alle emergenze di Cona e Bagnoli». Il Prefetto Mario Morcone è stato, negli anni caldi degli sbarchi sulle nostre coste del sud, il Commissario per la gestione dei flussi migratori. Cioè il “braccio armato” dei Governi per far accogliere le quote dei profughi alle Regioni.
«Nel luglio del 2014 grazie ad un accordo con gli enti locali, Regioni comprese, abbiamo stabilito le regole per individuare le quote che ogni regione doveva accogliere nel proprio territorio», spiega Morcone. «Prima hanno accettato, poi qualcuno, come il Veneto si è sfilato. Ed è stata nel Veneto la situazione più difficile fa gestire e in particolare nelle province di Padova e Venezia. Qui la gran parte dei comuni si è messa di traverso. Noi non potevamo non mandare la quota che spettava al Veneto, anche perché ci sarebbe stato un precedente pericoloso. Qualche difficoltà c’è stata anche in Lombardia, ma alla fine lì si è trovata una soluzione» continua Morcone. «In Veneto no. A dire il vero il Presidente Luca Zaia, formalmente, partecipava alle riunioni alle decisioni. Ma poi, però, non cambiava nulla. La gran parte dei sindaci diceva di no ed ecco nascere i centri di Conetta e Bagnoli. Sono stati mesi non certo facili. Il Prefetto di Venezia Domenico Cuttaia ci ha rimesso la salute, non sapeva più che pesci pigliare e avrà scritto centinaia di lettere al Ministero. Ogni decisione veniva contrastata. Se non erano i Comuni era la Regione a mettersi di traverso. Abbiamo portato dei profughi nella sede della Cri di Jesolo e subito a dire che si rovinava la stagione balneare. C’erano sindaci che ci raccontavano che se avessero accettato la presenza dei profughi avrebbero perso i contributi regionali per servizi e progetti. Quindi erano continui no. Gli hub di Bagnoli e Conetta, nascono e crescono per questo motivo. Se ognuno, come era stato stabilito nell’accordo, avesse fatto la propria parte tutto sarebbe stato più semplice e non sarebbero nati i due grossi centri con concentrazioni impossibili», conclude Morcone che ora è Direttore del Centro Italiano Rifugiati (Cir). —
Carlo Mion
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