Ultimatum delle Usl del Veneziano ai sanitari no vax e negazionisti

Le Usl 3 e 4 hanno concesso cinque giorni per produrre tutta la documentazione, dopo scatterà il demansionamento
VENEZIA. Sono un migliaio, su poco più di 7 mila, gli operatori sanitari dell’Usl 3 che hanno rifiutato il vaccino contro il Covid. Per la maggior parte, si tratta di operatori socio-sanitari. In assenza di giustificazioni valide alla base del rifiuto, dovranno tornare sui loro passi, se non vogliono incorrere nelle sanzioni previste dal primo decreto legge di Mario Draghi: il demansionamento o, qualora questo non sia possibile, la sospensione dal servizio, senza stipendio, fino al 31 dicembre.
 
Lo stesso vale per gli operatori sanitari delle case di riposo (a rifiutare la profilassi è stato uno su cinque), che in questi giorni si sono visti recapitare le lettere dei direttori, con indicato l’ultimatum. Cinque giorni, dalla pubblicazione del decreto legge, per la trasmissione degli elenchi con i nominativi di tutti gli operatori sanitari; dieci giorni di “controllo incrociato” dei dati, da parte della regione, per capire quanti hanno rifiutato il vaccino (esclusi coloro che hanno prenotato la seduta) ed eventuale segnalazione delle mancate profilassi all’Usl.
 
«Abbiamo inviato gli elenchi degli operatori a chi di dovere, per le verifiche. Confidiamo in un’adesione importante» precisa Giovanni Caretta, fresco di nomina come direttore sanitario dell’Usl 3. Anche nell’Usl 4 sono stati perentori: lo ha ribadito il dg Mauro Filippi .
 
Dunque, a seguito della segnalazione delle Usl, l’operatore sanitario in questione avrà a disposizione cinque giorni per produrre la documentazione che certifichi l’avvenuta vaccinazione o, in caso contrario, che spieghi il rifiuto. In caso di ragioni carenti, scatta la sanzione.
 
La platea dei non vaccinati è eterogenea, non componendosi di soli no vax. Ci sono quanti, già positivi, devono attendere 90 giorni dalla negativizzazione, prima dell’inoculazione; ci sono i pochissimi per i quali il vaccino è sconsigliato, visti i possibili effetti collaterali. E poi ci sono no vax e negazionisti: sì, esistono anche tra gli operatori sanitari. Sarà solo per questi ultimi che l’applicazione del decreto legge avrà anche finalità sanzionatoria: demansionamento (difficile, soprattutto nelle Rsa) o sospensione dal servizio.
 
«Chi si avvicina al prossimo, con una missione di cura, non può essere un potenziale rischio» commenta il dg dell’Usl 3, Edgardo Contato, promuovendo la decisione del Presidente del Consiglio. «Quanti hanno scelto questa vita devono capire che il non vaccinarsi può essere un rischio per le persone alle quali devono portare un sollievo. Quella del decreto legge è una previsione eticamente corretta». Intanto sarebbero diversi gli operatori sanitari che, con lo spettro della sospensione, hanno iniziato la corsa alla vaccinazione. La difficoltà nell’approvvigionamento delle dosi non sarà un ostacolo. —
 

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