Ventimila fenicotteri in laguna di Venezia, censite 227 specie di volatili
La mappatura del Museo di storia naturale: «Un patrimonio di grande valore da salvaguardare». L’atlante è frutto di tre anni di lavoro e 181 mila osservazioni sul campo

I fenicotteri rosa sono passati da zero a 20 mila unità in pochi anni. I cormorani sono cresciuti in modo esponenziale, grazie all’abbondanza di pesce. Aumentano anche gli aironi, le oche e le volpoche, ha fatto la sua comparsa un uccello esotico e bellissimo, l’Ibis sacro.
La laguna di Venezia si conferma un habitat ideale per gli uccelli nidificanti e svernanti. Condizioni di clima ideale, difficili soltanto in aree agricole intensive e sui litorali, dove massiccia è la presenza turistica e dell’uomo. Un quadro preciso e scientifico della situazione ornitologica è quello fornito dall’Atlante degli uccelli della laguna, a cura del naturalista e fotografo del Museo di Storia Naturale Mauro Bon e dell’associazione Birdwatching guidata da Emanuele Stival.
Tre anni di lavoro, 181 mila osservazioni sul campo hanno prodotto questo censimento, presentato ieri dalla Fondazione Musei al Fontego dei Turchi, edito da Mare di carta.
«Uno strumento chiave per la ricerca e la pianificazione degli interventi di tutela», dice Mauro Bon. Si capisce come oggi si siano modificate le condizioni per la distribuzione e la consistenza dell’avifauna nel territorio lagunare che comprende i territori della Città Metropolitana (ex Provincia). Dati sovrapponibili a quelli delle due edizioni precedenti, che confermano lo stato di salute della laguna dal punto di vista ambientale, nonostante le criticità evidenti in alcune aree maggiormente antropizzate e soggette a erosione e moto ondoso.
La Cassa di Colmata A, in territorio di Mira, è diventata un’area di sviluppo di specie in difficoltà, come Valle Vecchia a Caorle. In laguna nidificano molte specie di uccelli anche rari, come la Beccaccia e il Beccapesci nella colonia dell’Arsenale. 227 sono le specie censite da questo preciso lavoro, ognuna corredata di foto e notizie, con schede scientifiche dedicate. La curiosità è che sono di più le specie svernanti (190) di quelle nidificanti (135).
L’avifauna trova dunque confortevole in inverno l’ambiente lagunare dell’Alto Adriatico e viene fin qui a fare il nido e deporre le uova, Specie in salute come il cormorano, diventato in qualche caso l’incubo dei vallicultori per la sua voracità e il grande consumo di pesce. Oppure gli aironi, diffusi in Laguna Nord con le forme più comuni della garzetta e anche l‘airone grigio, l’airone bianco, l’airone nero. I fenicotteri sono diventati un fenomeno, per la gioia di fotografi e naturalisti. Colonie numerose sono state avvistate a Lio Piccolo e in laguna settentrionale. Sono arrivati vent’anni fa e hanno trovato condizioni ottimali, tanto che sono adesso diventati oltre ventimila. In crescita anche altre specie tipiche della laguna come le volpoche. Solo il 25 per cento del totale delle specie sono in difficoltà. Sono diminuiti il cuculo, il fringuello, l’avocetta. Stabili e in aumento i colombi e i colombacci, le anatre e il germano reale. In espansione anche assiuolo, gruccione e upupa, oca selvatica, volpoca, pavoncella beccaccia di mare.
La laguna si conferma dunque un ambiente “resiliente”. Nonostante scavi e grandi lavori sono tanti gli habitat, anche molto diversi tra loro, che offrono ospitalità ambita alle specie di uccelli anche rari. Così i canneti, le valli da pesca, le barene e le zone umide.
“La laguna”, scrivono i ricercatori, “rappresenta uno dei territori con la più elevata biodiversità ornitologica in Italia”. Una cultura che si diffonde, quella del rispetto per l’ambiente lagunare e per la sua avifauna. Tutelata dalla Direttiva Uccelli dell’Unione europea. Per non averla rispettata durante i lavori di costruzione del Mose l’Italia era stata messa in procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, 20 anni fa.
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