Truffa del finto carabiniere a Jesolo, coppia finisce in manette
L’uomo ha chiamato una signora chiedendole di mostrargli i gioielli in diretta. Quando i due “incaricati” si sono presentati sotto casa per ritirare l’oro, ad aspettarli c’erano già i militari

La telefonata aveva il tono giusto, la storia pure. Un sedicente carabiniere spiegava a una donna di Jesolo che l’Arma stava cercando alcuni gioielli rubati e che, per escludere ogni dubbio, serviva vedere l’oro custodito in casa. Anche in videochiamata.
La signora ha aperto la cassaforte, ha mostrato i preziosi e ha ascoltato le istruzioni. Poi ha chiuso la chiamata e ne ha fatta un’altra, quella decisiva: ai carabinieri veri. «Non faccia nulla, arriviamo», la risposta dalla centrale operativa. Quando i due “incaricati” si sono presentati sotto casa per ritirare l’oro, ad aspettarli c’erano già i militari.
L’intervento
Il tentativo di truffa del “finto carabiniere” si è così chiuso con due arresti e, per uno degli indagati, con una misura più severa di quelle che spesso accompagnano episodi analoghi. Il gip Andrea Innocenti ha disposto che l’uomo resti in carcere. Con lui era stata fermata una donna. Entrambi sono campani e, secondo quanto ricostruito, avevano raggiunto il Veneto in autobus: prima Padova, poi Jesolo in auto.
Il modus operandi
Il meccanismo era costruito su un dettaglio ormai ricorrente in questo genere di raggiri: non chiedere subito denaro, ma creare una falsa indagine. Alla vittima è stato raccontato che alcuni gioielli rubati dovevano essere rintracciati e confrontati. Per rendere tutto credibile, i truffatori l’hanno convinta ad avviare una videochiamata e a mostrare ciò che teneva in cassaforte.
Una ricognizione a distanza, insomma, prima del ritiro materiale. La donna, però, non si è fidata fino in fondo. Senza chiamare figli, vicini o conoscenti, ha composto il numero dei carabinieri e ha raccontato tutto.
La pattuglia ha raggiunto l’abitazione e si è appostata. Quando i due sono arrivati, il copione si è capovolto: chi pensava di trovare una vittima pronta a consegnare l’oro si è trovato davanti l’Arma – quella vera.
Il processo
Davanti al giudice l’uomo ha ridimensionato il proprio ruolo. Ha sostenuto di non essere mai sceso dall’auto e di avere soltanto accompagnato la donna sotto casa della vittima. Una versione che, almeno in questa fase, non gli ha evitato il carcere. Saranno gli accertamenti a chiarire chi abbia telefonato, chi abbia gestito la videochiamata e quale fosse il ruolo preciso di ciascuno.
Un reato odioso
Il caso di Jesolo non è isolato. A giugno, nel Veneziano, un’altra truffa del finto carabiniere aveva portato all’arresto di un uomo alla stazione di Mestre: una coppia di anziani aveva consegnato gioielli, contanti, preziosi e perfino sette pistole, poi recuperati dalla polizia nello zaino del sospettato.
Il valore dei beni era stato stimato in almeno 15.000 euro. Ad agosto, invece, un ventiseienne era stato arrestato dopo aver convinto un’anziana a consegnare i propri gioielli sostenendo che fossero provento di un furto in gioielleria. La vittima era riuscita a strappargli il marsupio prima della fuga; il giovane era stato poi rintracciato a Bologna con la refurtiva.
Sempre ad agosto, a Mestre, un anziano aveva fermato una pattuglia della polizia locale in piazza Ferretto dopo una telefonata sospetta. Il falso carabiniere gli aveva raccontato che la carta d’identità era stata clonata e utilizzata per una rapina, invitandolo a raggiungere una caserma inesistente. Gli agenti avevano capito il raggiro e lo avevano accompagnato subito a casa, dove nel frattempo la moglie novantenne aveva già consegnato i gioielli a un sedicente militare.
L’attività di indagine
In meno di tre mesi, contando anche il caso di Jesolo, sono almeno sei le persone arrestate nel Veneziano in tre distinti episodi riconducibili al copione del finto carabiniere. Un numero che non comprende i tentativi sventati prima della consegna né i casi ancora in fase di identificazione.
Cambiano le storie, resta la sceneggiatura: un reato grave inventato, l’urgenza, l’autorità evocata al telefono, poi qualcuno che arriva alla porta per prendere denaro o preziosi. Le forze dell’ordine lo ripetono nelle campagne di prevenzione: carabinieri e polizia non chiedono mai di consegnare gioielli o contanti per svolgere verifiche o indagini.
A Jesolo la differenza l’ha fatta proprio quel dubbio tenuto vivo fino all’ultimo. La donna aveva già mostrato la cassaforte, dunque il primo pezzo della truffa aveva funzionato. Il secondo no. È bastata una telefonata, questa volta al numero giusto, per trasformare una consegna annunciata in un arresto.
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