Mercato coperto a Mestre, il piano per il rilancio: «Nuove merceologie per attrarre clienti»

Frutta e verdura sono in mano agli imprenditori bengalesi. L’assessore Costalonga: «Il nostro obiettivo è quello di cambiare alcune merceologie per rendere i banchi più accattivanti e catalizzare persone e clienti»

Marta Artico
Il mercato coperto di Mestre
Il mercato coperto di Mestre

Mercato di Mestre in cerca di un rilancio. Il mercato coperto San Michele del cuore pulsante della città, attende un ripensamento, con urgenza.

Da un lato il Comune toglierà a breve la licenza ai due posteggi all’ingresso, le due fioriere in mano a imprenditori bengalesi che le tengono quasi sempre chiuse, oramai da mesi e mesi, utilizzandole come magazzini poco distanti, che fruttano forse di più.

Dall’altra servono merceologie in grado di catalizzare clientela e attrarre clienti, oltre che qualità.

Bengalesi in maggioranza

All’interno del mercato coperto, il settore frutta e verdura, è in mano agli imprenditori bengalesi, che hanno la quasi totalità dei posteggi.

I “veneziani” sono rimasti solo in quattro. Di qualche giorno fa il passaggio di un ennesimo banco italiano a un bengalese. Un cambiamento in atto oramai da parecchi anni, ma che in quest’ultimo periodo ha subito una forte accelerazione.

Il rilancio

«Il nostro obiettivo» spiega l’assessore Sebastiano Costalonga, «è quello di cambiare alcune merceologie per rendere i banchi più accattivanti e catalizzare persone e clienti, ma soprattutto rivitalizzare la porta del mercato, che è un po’ il biglietto da visita». Sostituire, ad esempio, i fiori con il miele, o altri prodotti alimentari. A breve sarà pronta una delibera di giunta, che va in questo senso.

C’è poi un attrito da appianare proprio tra bengalesi e italiani. A tenere aperto il mercato al pomeriggio, sono praticamente solo i bengalesi. La zona del pesce è deserta. Quella della frutta è aperta grazie a loro, e a una sparuta rappresentanza di italiani. «Sarebbe bello» spiega Gianpaolo Zane, amministratore del mercato «che ad esempio si potesse pensare a un bar all’ingresso, a un luogo dove fare colazioni e dove provare le specialità, questo potrebbe far cambiar pelle al mercato».

Confesercenti in campo

A chiedere con forza un rilancio del mercato coperto, è soprattutto Confesercenti. «In una fase storica in cui le politiche urbane valorizzano sempre più i principi della prossimità, della sostenibilità e della qualità dello spazio pubblico, il Mercato di San Michele può tornare ad essere una delle principali centralità urbane di Mestre.

Per raggiungere questo obiettivo è però necessario superare una logica prevalentemente amministrativa, fondata sulla semplice assegnazione dei singoli stalli, e adottare un modello basato su una visione strategica complessiva, una regia unitaria e una responsabilità gestionale capace di coniugare interesse pubblico, qualità dell'offerta e sostenibilità economica» spiega il direttore di Confesercenti, Alvise Canniello.

«Il Mercato non dovrebbe essere considerato esclusivamente come uno spazio destinato all'assegnazione di posteggi, ma un’ infrastruttura urbana di prossimità, in grado di svolgere funzioni economiche, sociali, culturali e relazionali a beneficio dell'intera città».

Scadenza delle concessioni

«In questo contesto, la scadenza delle concessioni nel 2032 rappresenta un'occasione unica per ripensare il modello gestionale» chiarisce. Come? «Il Comune potrebbe cogliere la scadenza per passare da un sistema di concessioni individuali ad una concessione unitaria dell'intero mercato, mantenendo la piena titolarità pubblica dell'area e il controllo sugli obiettivi strategici, ma affidando ad un unico soggetto la gestione operativa e il progetto di rilancio complessivo».

L'amministrazione comunale conserva il ruolo di indirizzo, regolazione e vigilanza attraverso una convenzione di gestione che definisce obiettivi di interesse pubblico, criteri qualitativi dell'offerta, regole per l'accessibilità economica e sociale, obblighi di animazione urbana. «Il gestore unico diventerebbe invece il soggetto responsabile dell'attuazione del progetto di mercato, della promozione, del coordinamento degli operatori, della gestione degli spazi e della definizione di un equilibrato mix merceologico, assicurando quella capacità organizzativa e quella visione imprenditoriale difficilmente perseguibili attraverso una molteplicità di concessioni autonome».

Cosa servirebbe? «È fondamentale che il progetto di rilancio non sia interpretato come un processo di sostituzione degli operatori tradizionali. Al contrario, il successo dell'iniziativa dovrà fondarsi sulla loro valorizzazione e sul loro coinvolgimento attivo».

Tutela degli operatori storici

Ragiona: «La prospettiva auspicabile è quindi quella di un modello fondato su quattro pilastri: proprietà pubblica, gestione unitaria professionale, partecipazione degli operatori e progetto strategico di mercato. Una formula che consente di mantenere la tutela dell'interesse pubblico, garantendo al tempo stesso capacità gestionale, innovazione, coordinamento e sviluppo, trasformando il Mercato di San Michele da semplice aggregazione di posteggi in una moderna infrastruttura urbana al servizio della città».

 

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