Trovato morto in casa dopo la lite con benzina a Tessera: non si farà l’autopsia
Il 50enne è stato trovato senza vita al secondo piano dell’abitazione di via Triestina dopo una lite familiare. Gli accertamenti della polizia hanno escluso segni di violenza: probabile infarto

La porta chiusa, la moglie fuori, l’odore di benzina e poi un corpo senza vita al secondo piano. La mattina in cui è stato trovato morto Mihai Midoski, 50 anni, nell’abitazione di via Triestina a Tessera, era in corso l’ennesima lite familiare. L’uomo, secondo quanto ricostruito, venerdì mattina si era chiuso dentro casa lasciando all’esterno la moglie. È stato questo a far scattare la chiamata ai vigili del fuoco. Poco dopo sono arrivati anche gli agenti di polizia, anche per un altro elemento che aveva fatto alzare il livello di attenzione: un forte odore di benzina.
Non è chiaro se quella presenza di carburante avesse un legame con il litigio o se fosse soltanto un elemento casuale. Gli accertamenti, però, sembrano avere già dato una risposta sul punto più importante: Midoski è morto per cause naturali, con ogni probabilità per un infarto. Il quadro è stato ritenuto sufficientemente chiaro da non rendere necessaria l’autopsia. La Procura ha quindi disposto la restituzione della salma ai familiari, che potranno organizzare il funerale.
Il contesto aveva suggerito prudenza. La famiglia, di origini rom, vive da circa vent’anni nell’immobile, occupato senza titolo, accanto all’hotel Marriott di Tessera.
Con Midoski e la moglie abitavano anche un altro uomo e un ragazzo. Negli anni la casa era stata più volte al centro di interventi delle forze dell’ordine per liti e tensioni domestiche, dentro una situazione segnata soprattutto da fragilità economiche e sociali. Anche per questo, quando i pompieri hanno aperto la porta e trovato il cinquantenne riverso sul pavimento del secondo piano, la polizia ha preferito non lasciare nulla al caso.
Gli agenti hanno raccolto le deposizioni dei familiari e la polizia scientifica ha effettuato i rilievi. Sul corpo non erano emersi segni evidenti di violenza né lividi compatibili con una colluttazione. Il fatto che proprio quella mattina ci fosse stato un nuovo litigio, insieme all’odore di benzina avvertito nell’abitazione, aveva però imposto verifiche più accurate. Ore di accertamenti, poi un quadro che si è progressivamente semplificato: nessun elemento concreto indicava una morte violenta.
Per tutto il pomeriggio la casa si è riempita di parenti. Zii, nipoti e cugini sono arrivati per stare vicino alla famiglia. Un dolore composto, in contrasto con il viavai di divise e tecnici delle ore precedenti. Un cugino, arrivato da Mestre, ha provato anche a portare una tazza di caffè vicino alla salma, un gesto legato a tradizioni presenti in alcune comunità rom e sinti.
Midoski era una figura conosciuta a Tessera. Lo si vedeva spesso lungo le strade frequentate da turisti e pendolari diretti all’aeroporto, oppure in paese, dove chiedeva l’elemosina ai passanti. Una vita trascorsa ai margini, dentro una quotidianità precaria e un contesto familiare complicato, nel quale non sono mancati eccessi e momenti difficili.
Adesso, però, il punto giudiziario sembra essersi chiuso. Nessuna autopsia, nessuna pista aperta su una morte violenta. Resta una lite familiare, una porta rimasta chiusa, l’odore di benzina che per qualche ora ha alimentato dubbi e una morte che gli accertamenti hanno ricondotto alle cause naturali. In quella casa di via Triestina, per anni conosciuta soprattutto per problemi e interventi, resta ora il dolore di una famiglia che potrà finalmente preparare l’ultimo saluto.
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