Muore la madre, la figlia sfascia la sala d’attesa della Rianimazione di Mestre

Grida, cartelli staccati, poi i pugni allo specchio e al medico. La donna è finita in manette dopo una serata di follia all’ospedale dell’Angelo, evacuate per precauzione le persone in attesa nel vicino Pronto soccorso. Il dg: «Sconsolante». La Uil: «Indecente che chi entra in ospedale per curare gli altri debba chiedersi se tornerà a casa sano»

Maria Ducoli
Le forze dell'ordine all'esterno dell'ospedale di Mestre
Le forze dell'ordine all'esterno dell'ospedale di Mestre

Prima le grida, poi i cartelli staccati, i pugni allo specchio e al medico. E, infine, le manette ai polsi. Ennesima notte di paura all’ospedale all’Angelo di Mestre dove, sabato sera 5 settembre, una donna ha creato scompiglio nella sala d’attesa di Rianimazione.

La dinamica

Una reazione incontrollata al dolore per la morte madre, avvenuta nel reparto. La donna ha, così, iniziato a gridare e a staccare i cartelli appesi nel corridoio. I parenti hanno cercato di riportarla nella sala d’attesa per calmarla, ma senza ottenere risultati. Con un pugno, la donna ha mandato in frantumi il vetro protettivo dell’idrante, e poi ancora uno specchio appeso sopra un lavandino, danneggiando anche quello. Nel tentativo di calmarla, anche un medico anestesista del reparto ha preso un pugno. Mentre il personale e i familiari cercavano di bloccare la donna, sono state chiamate anche le forze dell’ordine quando si è capito che la situazione era ormai fuori controllo.

L’intervento

Mentre il personale cercava di evitare l’ingresso della donna in Pronto soccorso, dove avrebbe potuto creare ulteriori danni, sul posto sono arrivati i carabinieri, gli agenti della polizia di Stato e della polizia locale e l’esercito che hanno portato via la donna, che potrebbe essere chiamata a rispondere per i reati di danneggiamento e lesioni personali.

La donna è stata isolata in una saletta, evacuando per precauzione anche i pazienti in attesa nel vicino Pronto soccorso.

Il dg: «Sconsolante il numero di episodi»

«È sconsolante il dilagare di questi episodi», commenta il direttore generale dell'Usl 3 Massimo Zuin, «che non sono giustificabili mai, per nessun motivo. Le persone che lavorano al servizio della comunità non possono diventare il bersaglio della rabbia: medici e operatori sanitari sanno di essere a servizio dell'utenza e in prima linea, ma non è ammissibile che diventino l'oggetto degli sfoghi incontrollati e della violenza che vediamo esplodere sempre più spesso. Esprimo a chi è rimasto coinvolto suo malgrado la vicinanza di tutta l'Azienda sanitaria, e ringrazio gli operatori e le forze dell'ordine purtroppo sempre più spesso costretti ad affrontare insieme episodi che non vorremmo mai che accadessero».

I sindacati

«E’ indecente che nel 2026 chi entra in un ospedale per curare gli altri debba chiedersi se, a fine turno, tornerà a casa sano», commenta la Uil Fpl, «Stiamo parlando di persone che lavorano per salvare vite e che non possono essere costrette a mettere a rischio la propria. Quanto dobbiamo aspettare ancora? Il ferito grave? Oppure dobbiamo aspettare che, prima o poi, qualcuno da quel turno non torni più a casa?».

«Chi lavora nei pronto soccorso e in corsia non può e non deve essere lasciato solo, perché queste situazioni stanno diventando una regola. Capiamo il dolore di una persona nel sentirsi dire che il parente è deceduto, ma questo non giustifica un comportamento così pieno di rabbia», ha detto Dario De Rossi della segreteria Cisl di Venezia, «Le proposte concrete avanzate dalla Cisl vanno dall’aumento della videosorveglianza all’istituzione di un posto di polizia fisso: chi si reca al lavoro deve poter svolgere la propria attività in tutta sicurezza e non con la paura di essere malmenato. Come Cisl Venezia siamo disponibili a fare la nostra parte nell'interesse dei lavoratori».

Di notte negli uffici

Sempre nella stessa, intorno alle 02, il servizio di sicurezza dell'ospedale ha fermato una persona che si era introdotta negli uffici di controllo e gestione della struttura, facendo scattare l'allarme. Le sue intenzioni sono al vaglio delle forze dell'ordine, da cui è stato preso in custodia.

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