Vuole uscire dallo spaccio e viene ferito a colpi di pistola, due arresti
Svolta nell’inchiesta sull’episodio avvenuto la notte del 1° luglio a Mirano, in manette per tentato omicidio due albanesi che si presentarono davanti a casa della vittima con due pistole. Uno dei colpi lo raggiunse tra la spalla e il collo. Le minacce duravano da mesi

Lo avrebbero aspettato davanti a casa con due pistole. L’obiettivo, secondo l’accusa, era impedire a un ventenne di uscire dal giro dello spaccio. A quasi un mese dall’agguato di Mirano, nella mattinata di martedì 28 luglio i carabinieri hanno arrestato due cittadini albanesi di 44 e 39 anni, indagati in concorso per tentato omicidio e detenzione abusiva di arma comune da sparo.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Venezia su richiesta della Procura, sono state eseguite tra Mirano e Jesolo. All’operazione hanno partecipato i carabinieri della Compagnia di Mestre, il Nucleo investigativo provinciale e un’unità cinofila di Torreglia. I due uomini sono stati trasferiti nelle carceri di Venezia e Padova.
L’inchiesta è partita nella notte del primo luglio. Il giovane stava rientrando nella propria abitazione di Mirano insieme alla fidanzata quando sarebbe stato sorpreso dai due uomini. Uno dei colpi esplosi lo aveva raggiunto tra la spalla e il collo. Ferito, era riuscito comunque a fuggire e a nascondersi nella vegetazione circostante, sottraendosi agli aggressori. Soccorso dal Suem 118 intorno all’1.30, era stato trasportato all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Non era in pericolo di vita.
Le indagini si sono concentrate fin dalle prime ore su due connazionali della vittima. Nelle abitazioni e nei veicoli utilizzati dagli indagati, i militari avevano trovato munizioni dello stesso calibro del proiettile che aveva ferito il ventenne. Erano stati inoltre sequestrati materiali che, secondo gli investigatori, sarebbero riconducibili a un’attività di spaccio.
Il quadro è stato poi ricostruito attraverso attività tecniche, osservazioni e pedinamenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre facevano parte di una rete dedita allo spaccio attiva tra Mirano e i comuni limitrofi. Il giovane avrebbe però deciso di allontanarsi dall’ambiente e di intraprendere un percorso di legalità. Una scelta che i due arrestati non avrebbero accettato.
Le pressioni sarebbero iniziate già nel febbraio scorso. Minacce di morte ripetute che, non avendo ottenuto il risultato sperato, avrebbero preceduto il passaggio all’azione. Nella notte del primo luglio i due indagati, entrambi armati, si sarebbero presentati davanti all’abitazione della vittima per ucciderla. Il piano non sarebbe riuscito soltanto perché il ferito, nonostante il colpo ricevuto, era riuscito a scappare.
Il movente legato allo spaccio, inizialmente una delle piste considerate, è ora al centro dell’ordinanza cautelare. Restano da chiarire la provenienza delle armi, che non risultano recuperate, e l’estensione della rete nella quale si sarebbero mossi i tre uomini.
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