Telefono Amico, da inizio anno 250 chiamate di aspiranti suicidi. Nel Veneziano il servizio diventa h24
L’estensione del servizio per far fronte ai bisogni in crescita, alla sede di Malcontenta arrivate oltre 1.400 telefonate nel 2026 a cui risponde una quindicina di volontari: «Le chiamate di chi vuole uccidersi sono le più difficili, l’importante è cercare di non spaventarsi»

Hanno tra i 19 e i 35 anni e un peso sul cuore troppo grande da portare da soli. Un peso che con il calare della sera si fa ancora più opprimente e spesso li porta a parlare del buio che stanno attraversando con una chat di intelligenza artificiale che poi li indirizza al Telefono Amico, perché nemmeno la tecnologia più avanzata può competere con l’empatia di un orecchio che ascolta, di una voce che accoglie.
I numeri
Delle oltre 1.400 chiamate ricevute dalla sede di Malcontenta nel 2026, circa 250 avevano sullo sfondo pensieri suicidari. C’è chi ha raccontato di averci pensato, chi ha ammesso di averci provato, chi ha confessato di temere che parenti o amici fossero lì lì per farlo. E poi c’è chi ha chiamato mentre lo stava facendo. Durante i mesi estivi, sono state 26 le chiamate legate al suicidio a cui hanno cercato di far fronte i quindici volontari mestrini.
«Sono le telefonate più difficili», ammette Martina Tagliapietra, storica volontaria della sede di Malcontenta, «prima erano più rare, oggi sono molto frequenti. L’importante è cercare di non spaventarsi: il suicidio fa paura ma non dobbiamo cadere nel cliché, dire “vedrai che passa”, dobbiamo lasciare alle persone il tempo per piangere, per sfogarsi e non cercare per forza una soluzione. Non è quello che vogliono, cercano semplicemente qualcuno che li ascolti».
Tra stigma e bisogni
Ecco, allora, che il Telefono Amico riempie un vuoto: «Sempre più spesso, oggi si ha poco tempo per l’altro e quel disagio difficile da esprimere non trova un orecchio che lo ascolti. Davanti al timore di essere giudicati, soprattutto i ragazzi si chiudono, portando da soli un peso troppo grande».
C’è, poi, lo spettro dello stigma, sempre all’angolo. Nonostante gli slogan sui social, raccontare le proprie fragilità spesso significa correre il rischio di essere etichettati come deboli, da una società che vuole performance e immagini patinate. «Questo sicuramente non aiuta», prosegue Tagliapietra, «e il malessere non intercettato cresce, fino a esplodere nell’autolesionismo. Pensiamo che siano casi isolati, invece sono molto più frequenti di quanto non si pensi, eppure non se ne parla. Poi», aggiunge, «va detto che le liste d’attesa per la Psichiatria e la Neuropsichiatria sono infinite. I servizi ci sono e provano a rispondere ai bisogni della popolazione, ma sono percorsi lunghi, servirebbe un lavoro dal basso e l’educazione affettiva nelle scuole per imparare ad ascoltare gli altri».
Più servizi
Intanto, mentre la svolta culturale tarda ad arrivare, il Telefono Amico da settembre ha raddoppiato il servizio, con turni h24 dei volontari, proprio con l’obiettivo di non lasciare nessuno da solo. Per essere una voce amica, una luce nella notte.
«Anche quest’anno torneremo nelle scuole medie, sicuramente alla Foscolo di Marghera e a Malcontenta per i nostri incontri formativi con i ragazzi», anticipa, «facendo parte del progetto Con-tatto del Comune, speriamo di riuscire ad incontrare anche altri studenti della città».
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