Chioggia, alloggi in 3d per le ostriche: l’idea per ripopolare l’area delle Tegnùe
Lo studio presentato alla Biennale a Venezia sugli ecosistemi marini. Mescalchin: «Meglio optare per le capesante»

Banchi di ostriche per preservare la biodiversità, migliorare la qualità dell’acqua e frenare gli effetti del cambiamento climatico.
I reef, presenti in modo massiccio e naturale nei secoli scorsi, sarebbero riposizionati in modo artificiale nell’area delle Tegnùe per difendere i fondali anche dalla pesca a strascico. Il progetto è nato dalla collaborazione tra lo studio di design Dotdotdot e la ricercatrice Giada Riva dell’università di Padova che ne hanno presentato una simulazione nell’ultima Biennale Architettura di Venezia.
Un progetto ambizioso
Un progetto interessante secondo il presidente dell’associazione Tegnùe, Piero Mescalchin, che però con le stesse finalità preferirebbe il ripopolamento delle capesante, oggetto di una sua proposta curata assieme a Ispra. Nel progetto Dotdotdot l’idea di utilizzare i banchi di ostriche come ripristino degli ecosistemi marini del Mediterraneo, e dell’Adriatico in particolare, nasce dal ruolo centrale che l’ostrica piatta ha avuto nei secoli e che poi è andato via via scomparendo.
Dotdotdot ha progettato moduli artificiali, presentati alla Biennale, stampati in 3d in terracotta, capaci di favorire il ripopolamento delle ostriche e creare dei reef. I moduli dovrebbero essere immersi nei prossimi mesi nell’area delle Tegnùe.
«L’idea è sicuramente buona, ma dopo 200 anni dalla scomparsa mi pare più una chimera», sostiene Mescalchin, «sarei invece molto più convinto della riuscita di un ripopolamento di capesante. Erano a migliaia e sono sparite con una crisi anodica del 1978. Su questo avevo avanzato una proposta condivisa dall’Ispra di Chioggia, che mirava a creare una nursery di capesante nella zona centrale delle Tegnùe, che risulta protetta naturalmente da una corona rocciosa e che prima del 1978 era popolata da un enorme numero di questi molluschi, ora presenti solo in modestissime quantità. La proposta è di ripopolare quello spazio con il rilascio di capesante di taglia non commerciabile: l’obiettivo è mantenere un numero stabile di riproduttori autoctoni protetti, in modo da creare un circolo virtuoso che predisponga al mantenimento di questa specie pregiata con la dispersione delle larve pelagiche durante la stagione riproduttiva. L’area preposta potrebbe ospitare più di 50 mila esemplari».
Comprendere l’ecosistema
Sull’impatto del mollusco anche la rivista “Nature sustainability” ha dedicato uno speciale. «Gli ecosistemi biogenici formati dalle strutture costruite dall’ostrica piatta europea, l’autoctona Ostrea edulis», si legge nel servizio, «in passato formavano estese barriere lungo gran parte della costa europea, ma questi complessi ecosistemi sono stati distrutti oltre un secolo fa, come evidenziato da una nuova ricerca, e attualmente le ostriche piatte sono presenti quasi esclusivamente come individui sparsi.
L’analisi delle documentazioni storiche dimostra che queste barriere di ostriche erano un habitat tridimensionale dominante lungo le coste europee, con un ruolo strutturante fondamentale per l’ecosistema. Attualmente sono in corso progetti di ripristino in tutta Europa e interventi, come quello di Ispra nell’ambito del progetto Pnrr “Marine Ecosystem Restoration” in cinque regioni adriatiche, che rappresentano azioni essenziali per il ritorno di questi ecosistemi».
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