Mose, costi fuori controllo: caro energia e crisi globale fanno lievitare la gestione
Nel corso di tutto il 2025 spesi quattro milioni di euro per i sollevamenti: cifre superate nel 2026: solo nei primi tre mesi ci sono state trenta alzate

Tra gli extracosti del Mose, la grande opera da 7 miliardi di euro, c’è anche l’energia per farlo funzionare. Insieme agli aumenti dei prezzi di carburanti, metalli e componenti per la manutenzione. La guerra dai confini sempre più incerti e la crisi degli approvvigionamenti ha gravi ripercussioni sull’economia nazionale. Sul costo di gas e petrolio, sulla benzina. Ma anche sulle grandi infrastrutture “energivore”, a cominciare dal Mose. Un’emergenza dagli scenari ancora del tutto incerti.
Oltre alle previsioni delle maree si prova anche a valutare l’andamento del mercato. Dalle previsioni in questo caso quasi impossibili. Ma l’impatto sulla gestione e la manutenzione della più grande opera pubblica italiana potrebbe essere molto pesante.
Se n’è parlato nell’ultimo Comitato Tecnico, convocato in via straordinaria nella sede dell’Autorità per la laguna-Nuovo Magistrato alle Acque a palazzo dei Dieci Savi. Alla fine si è deciso di aggiornare le decisioni alla settimana prossima. Troppo incerto il quadro generale.
Qualche dato per capire. Le barriere del Mose per essere sollevate hanno bisogno di energia elettrica in quantità. Era stata una delle maggiori critiche in fase di progettazione. Gli oppositori e gli autori di progetti alternativi come le paratoie a gravità ricordavano che sollevandosi le barriere in senso contrario alla marea, la forza per spingerle deve essere notevole. Alla fine si è progettato di costruire accanto alle dighe tre grandi centrali elettriche a disposizione del Mose.
Quella di Lido, nell’isola artificiale tra la schiera di Treporti e quella di San Nicolò, è in grado di fornire 14 Megawatt, cioè mille kilowatt. A Chioggia e Malamocco altre due centrali da 9 megawatt.
Il consumo in fase di esercizio è altissimo. Nel corso del 2025 si sono spesi solo per l’energia necessaria al Mose quattro milioni e mezzo di euro, di cui due alla bocca di Lido. Ma sono cifre ormai superate. Perché nei primi due mesi del 2026 le paratoie sono state sollevate ben 30 volte.
Già a condizioni immutate dei costi di gas e energia elettrica dunque la spesa potrebbe essere almeno raddoppiata. Il conguaglio, dicono i tecnici, si farà a fine anno. Per ogni alzata le paratoie del Mose hanno bisogno di una squadra operativa di 31 persone, con un costo minimo di 200 mila euro.
A questo si deve aggiungere il costo dell’energia.
La crisi internazionale si ripercuote anche al costo dei materiali. Le componenti del Mose sono fatte di acciaio e altri metalli, che devono essere acquistate dalle imprese e in gran parte provengono dall’estero. Anche qui il blocco della navigazione a Hormuz, conseguenza della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti, non aiuta. Il problema è sul tavolo.
Già lo scorso anno le imprese del Consorzio Venezia Nuova che hanno l’incarico di eseguire i lavori del Mose e della manutenzione, avevano segnalato l’impossibilità di star dentro al “prezzo chiuso” della grande opera con i costi dei materiali sempre in aumento.
Uno degli elementi che ha fatto ammettere qualche mese fa al presidente dell’Autorità per la laguna Roberto Rossetto che i costi per la manutenzione sono di gran lunga superiori a quelli preventivati dalla gestione del commissario straordinario. Almeno il doppio dei 60 milioni previsti.
A cui si devono aggiungere altre attività come i trasporti e il monitoraggio subacqueo. In totale si potranno superare i 150 milioni l’anno. Ma adesso con la crisi e l’incertezza dei prezzi, questa cifra potrebbe essere anche ulteriormente aumentata. Ci saranno le risorse necessarie per far funzionare un’opera che il governo ha dichiarato poche settimane fa “patrimonio indisponibile dello Stato”? —
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