Venezia aumenta la tassa di soggiorno, il Comune: «Residenti liberi dai costi del turismo»
Gli hotel che oggi a Venezia chiedono agli ospiti da 1 a 5 euro a notte a seconda della classificazione della struttura, si riorienteranno in una forbice compresa tra i 3 e gli 8/9 euro. Cgil boccia la proposta: «Non fa giustizia sociale. A Venezia l’inflazione reale annienta il potere di acquisto delle famiglie»

«Le presenze turistiche fruiscono dei servizi della città non possono essere costi sulle spalle dei residenti, per questo la tassa di soggiorno ci aiuterà a scaricarli parzialmente da queste spese, ma anche a migliorare i servizi di cui beneficiano tutti». All’indomani del rincaro di circa il 40% della tassa di soggiorno annunciato a Venezia dal prossimo anno, il sindaco Simone Venturini commenta la revisione integrale del dossier imposta di soggiorno in corso a Ca’ Farsetti. «Con il nuovo bilancio di previsione del prossimo anno, pensiamo già di prevedere questi aumenti», fa sapere il primo cittadino.
«Nei confronti delle categorie c’è stato un ampio confronto perché non voleva essere una misura calata dall’alto, ma discussa e compartecipata», sottolinea Venturini. La Cgil però boccia il metodo di redistribuzione del gettito da imposta di soggiorno prospettato dagli assessori al bilancio, Michele Zuin, e al turismo, Silvia Peruzzo Meggetto.
Stiamo parlando dell’adeguamento dell’imposta nel territorio comunale. Gli hotel che oggi a Venezia chiedono agli ospiti da 1 a 5 euro a notte a seconda della classificazione della struttura, si riorienteranno in una forbice compresa tra i 3 e gli 8/9 euro, mentre gli alloggi turistici, che riscuotono per conto del Comune dai 2 ai 5 euro, passeranno dai 2,5 ai 7 euro.
Dovrebbe inoltre sparire la tariffa ribassata per la bassa stagione. Oltre al ritocco all’insù del tariffario, previste strategie di destagionalizzazione e una nuova suddivisione delle strutture ricettive, a seconda dell’area geografica in cui si trovano
«L’annuncio del Comune di portare fino a 9 euro l’imposta di soggiorno, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la Tari, è un’operazione che la Cgil giudica insufficiente e, nella sostanza, sbagliata nei criteri», commenta il segretario generale Daniele Giordano, «non basta abbassare una tassa comunale in modo indifferenziato. A Venezia l’inflazione reale, quella che si abbatte nella spesa quotidiana e nell’affitto, annienta il potere di acquisto delle famiglie. Ridurre la Tari “a pioggia” significa dare più soldi ai proprietari di decine di immobili che a chi non arriva alla fine del mese».
Secondo il sindacato, il turismo non ha lo stesso impatto su tutti, perciò la scelta adottata dall’amministrazione «non fa giustizia sociale, e rischia di essere addirittura inefficace, premiando redditi alti e patrimoni consistenti con le risorse che dovrebbero invece sostenere lavoratori, pensionati, tutte quelle famiglie che faticano a vivere nel Comune di Venezia».
La richiesta: «Che il maggiore gettito dell’imposta di soggiorno preveda una riduzione fiscale selettiva e progressiva (Tari e addizionale comunale), calibrata sul reddito, e che una quota di risorse sia dedicata, sempre su base reddituale, ai residenti della città storica».
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