Ca’ Foscari smaschera il tappeto a Palazzo Pitti: «Né turco, né persiano è stato fatto in Cina»

Lo studio guidato dalla ricercatrice Inenia Pittui rimette in discussione l’origine di manufatti simili al Louvre di Parigi e al Topkapi di Istanbul

Costanza Francesconi
Il tappeto di Palazzo Pitti
Il tappeto di Palazzo Pitti

Per secoli catalogato come tappeto persiano, turco o europeo, Ca’ Foscari lo smaschera quale autentica “cineseria”. Colpo di scena che rimette in discussione l’origine di due esemplari analoghi: uno conservato al Museo del Palazzo Topkapı di Istanbul, ritenuto ottomano, l’altro al Museo del Louvre di Parigi, fino ad ora classificato indiano o persiano. Stiamo parlando del grande tappeto da tavola ricamato, oggi nei depositi di Palazzo Pitti, che il nuovo studio guidato dalla ricercatrice Ilenia Pittui di Ca’ Foscari definisce manifattura cinese del XVII secolo.

La tramatura del tappeto
La tramatura del tappeto

L’articolo scientifico, firmato dalla storica dell’arte Pittui, è stato pubblicato sulla rivista Kervan - International Journal of Afro-Asiatic Studies, diretta da Mauro Tosco (Università di Torino). Protagonista il tappeto lungo oltre quattro metri e largo due, oggetto di indagini diagnostiche e d’archivio che ne hanno rivelato un ricamo Macao. Un dettaglio che emula, nell’iconografia, coevi tappeti provenienti dall’Iran. Lo studio delle fibre tessili, dei coloranti e del filato d’oro cartaceo ha confermato la coerenza del manufatto con le tecniche di produzione dell’area cinese, supportando e rafforzando l’ipotesi che potesse trattarsi appunto di un ricamo Macao.

L’indagine ha avuto inizio a marzo 2023, nello studio fiorentino dell’architetto, antiquario e noto esperto di tappeti Alberto Boralevi. «Fin dall’inizio era chiaro che ci trovavamo di fronte a un’opera straordinaria, che meritava di essere studiata, valorizzata e restituita alla pubblica fruizione», racconta la ricercatrice cafoscarina Pittui. «La sfida era capirne l’origine e continuare a ricostruirne la storia, anche collezionistica».

A maggio 2024, un passo decisivo: il suo sopralluogo assieme agli specialisti Alberto Boralevi, Giovanni Curatola, Marina Carmignani le restauratrici tessili Carla Molin Pradel e Jasmine Sartor. Ottenuto il nulla osta delle Gallerie degli Uffizi a rimuovere la fodera applicata nel 1977 durante un intervento di restauro, in prossimità delle cimose, sul retro, sono venuti alla luce una serie di caratteri dorati dipinti, attualmente ancora in fase di studio. Il sistema di scrittura dei caratteri leggibili è ritenuto essere cinese.

La ricerca non si fermerà a Palazzo Pitti. Mettere in relazione i tre tappeti è il passo successivo per capire se siano tutti di produzione cinese. 

 

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