Tangenti Mose, Lotti: «Orsoni non è del Pd» Renzi: «Daspo per i politici che rubano» / VIDEO Il commissario Cantone: «Qui è più grave di Expo»

ROMA. «Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, contrariamente a quello che ho letto stamani non è iscritto al Pd. Non ha tessera. È un sindaco indipendente e il Pd, che lo sostiene in consiglio comunale a Venezia, non significa che rubi». Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti commentando la vicenda Mose.
«L'accostamento tra Pd in consiglio comunale e un capo d'accusa personale lo trovo alquanto forzato - ha aggiunto - Questo non significa scaricare nessuno, ma è giusto precisare la verità dei fatti. Le responsabilità sono individuali, non hanno un colore di partito, e i ladri devono andare in galera». «Siamo in fase finale con le norme anticorruzione - ha proseguito Lotti - anche sull'Expo sono pronte. Non può prevalere la logica si blocca tutto: chi ha rubato deve essere messo in galera, ma lo sviluppo del Paese deve andare avanti». Successivamente Lotti ha poi detto che Orsoni «avrà modo di difendersi nelle sedi opportune»
Ore 19, Zaia: ho incontrato il procuratore di Venezia. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha incontrato oggi il Procuratore di Venezia, Luigi Delpino, dopo l'inchiesta sul Mose che ieri ha portato a 35 arresti. Un colloquio breve e esclusivamente informativo, secondo quanto si è appreso. Era stato lo stesso governatore, ieri, a chiedere di incontrare il magistrato, anche per discutere i passi che la Regione potrebbe fare nel caso dovesse costituirsi parte civile nei confronti di propri funzionari o rappresentanti coinvolti nell'inchiesta.
Ore 18,43 Boschi: se accuse provate, Orsoni come Genovese «Se le accuse fossero confermate il Pd ne trarrebbe le conseguenze come già è stato fatto nel caso Genovese, mostrando che non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B«. Lo ha detto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi nel corso della registrazione di «Porta a Porta«, commentando il caso Mose e l’arresto del sindaco di Venezia Orsoni
Ore 15,30 Renzi: appalti, basta dire che il problema sono le regole. «Interverremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni in materia di appalti pubblici, ma non si può dire tutte le volte che il problema sono le regole». Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso di una conferenza stampa al termine del G7 di Bruxelles parlando del Mose.
Ore 15,20 Renzi: "daspo" per i politici che rubano. «Non è possibile che chi ruba i soldi dei cittadini possa tornare a occuparsi di cosa pubblica. È per questo che ho proposto il daspo per i politici che rubano». Lo ha detto, ribadendo un concetto espresso per il caso Expo, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Bruxelles, rispondendo a una domanda sulla vicenda delle tangenti per la realizzazione del Mose a Venezia.
Cantone: "Qui peggio dell'Expo". «Quello che sta emergendo in questa vicenda, che ovviamente deve essere vagliata dalla magistratura, è un sistema molto inquietante, ancora più di quello già grave venuto alla luce per Expo». Lo ha detto, riferendosi al caso-Mose Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ai microfoni di “Prima di tutto”, su Radio 1. Per Cantone «è innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato» ma cambiare le regole non basta, occorre «discontinuità politica e culturale».
Il quadro che emerge dall'inchiesta relativa al Mose - dice ancora Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione - «è di una corruzione davvero penetrante, che viene in qualche modo favorita dalla quantità enorme di denaro che gira quando si tratta di Grandi Opere». «Ogni volta che accadono fenomeni corruttivi di questo tipo, giocoforza si parla di cambiare le regole. Però, è innegabile - dice Cantone ai microfoni di Radio 1 - che il sistema degli appalti vada ripensato. Tutti i grandi eventi degli ultimi anni sono stati fatti con deroghe. Siamo al paradosso che le regole funzionano sugli appalti di medio-piccola grandezza, mentre in quelli di dimensioni più ampie, dove dovrebbe essere maggiore l'attenzione perchè ci sono in ballo interessi maggiori, lì le regole non funzionano, non vengono applicate. Però parliamoci chiaro - ha aggiunto Cantone - non possiamo certo pensare che con il solo cambiamento delle regole si possa evitare il ripetersi di situazioni così incancrenite in cui sono coinvolti controllati, controllori, ceto politico. Il sistema è veramente complicato, le regole sono uno degli aspetti su cui lavorare ma è evidente che si tratta anche di fare scelte chiare sul piano della discontinuità politica e culturale». Per Cantone «revocare un appalto laddove si individuino reati rischia di compromettere tutto il lavoro svolto per quella particolare manifestazione». Ma aggiunge: «Da privato cittadino e da studioso del diritto mi pare giusto affermare una cosa: nessuno deve poter ottenere vantaggio dalla propria attività delittuosa. È un tema delicato - ha continuato Cantone - ma voglio dire che la legge anticorruzione del 2012 prevede che possano essere inserite nei contratti clausole tipo patti di integrità, che consentono la revoca del contratto laddove si ravvisino fatti di corruzione».
Il ministro Orlandi:" Non sono sotupito". «Sono intristito ma non stupito». Così il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato gli arresti avvenuti ieri a Venezia intervenendo all'assemblea di Confcommercio.
Zaia: "Se c'è un partito non toccato è la Lega Nord". «Se c’è un partito che in questa inchiesta non viene mai citato è la Lega Nord». Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, dopo l’indagine e gli arresti sugli appalti del Mose, respinge al mittente le accuse e le richieste di chi vuole un cambio alla guida della Regione. «Io, però, non voglio strumentalizzare questo aspetto a fini elettorali, mentre altri hanno cercato di farlo nei miei confronti, pur sapendo che non centro nulla», ha aggiunto, ricordando di aver già chiesto un incontro con la magistratura per avere maggiori informazioni.
«Del Mose si parla da quando io avevo i calzoncini corti» e «quando sono arrivato in Regione tutto era già stato deciso», ha ricordato. Da Zaia anche un messaggio a quanti, nel Pd, hanno sollecitato comunque le sue dimissioni ricordando di essere «il presidente che ha introdotto la legalità ed il rigore» e di aver presentato «un centinaio di esposti alla procura». «Ho fatto insomma ciò che i veneti volevano che facesse il loro presidente, comportandosi con onestà. Ma constato - conclude Zaia - che per taluni del Pd neppure questo va bene. Per fortuna la sinistra non è tutta così».
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